"La gente a tutto è disposta a rinunciare, fuorchè ai propri errori."

(Indro Montanelli)







domenica 19 febbraio 2012

LOST IN TRASLATION

Ivan Ilijc, Pozdnicev, Casanova e alcuni personaggi di Svevo: che cosa hanno in comune?
Banalmente, sono i personaggi, meglio le persone, con le quali mi sono imbattuta nelle ultime settimane. Di loro mi hanno colpito le vicende del tutto personali, le preoccupazioni e le paure.
Li ho scelti nell’intento di saltare da una vita all’altra, da un periodo all’altro, da un mondo all’altro.

Li ho scelti per sentire delle storie, per leggere degli affreschi veloci ma intensi, per ricordare a me stessa come bastino, infondo, poche righe per descrivere una vita intera.
Ma infondo (e lo dico in totale confidenza), li ho scelti per nutrire il mio ego: quale potere, quale ricchezza può darti la convinzione di poter comprendere, in qualche modo, di poter partecipare anche solo per un breve istante della vita di persone così lontane. Ti appassioni, entri nelle loro menti, nelle loro vite, senti di capirli fino infondo e poi salti su un’altra vita, in un’epoca lontana.
Non siamo personaggi di un libro, o almeno non ci sentiamo tali; non ne abbiamo l’intensità. A noi, poveri lettori è concesso solo il vantaggio della soggettività. Giacomo Casanova, con il suo fascino e le sue peripezie, non avrebbe certo letto Tolstoij né compreso i turbamenti di Svevo (almeno così mi piace pensare!). Quella Trieste non ha niente da condividere con la Venezia della dissolutezza felice. E la Russia è lontana, troppo lontana.

Che piacere immergersi, succhiare nelle loro vite, sentirsene parte e poi, in un attimo fuggire via, lontano in ogni modo.

Ma siamo esseri razionali, schiavi di una modernità ormai acquisita, con il vizio dell’induzione.

E allora non basta. Ci si ferma, ci si distanzia (la giusta distanza da ogni cosa).
Ecco dunque spuntare un’idea, proprio laddove non te la immaginavi e (lo confesso) dove non la volevi di certo trovare. Perché se è difficile sentirsi unici come persone reali e relative, almeno che rimangano unici i personaggi, i nomi che hanno dato ad una penna un senso più alto.

Invece no. Invece, mi ritrovo a pensare (ma forse è semplicemente un vizio della mia mente) a quanto tutti questi personaggi abbiano in comune. Sono uomini veri, epici e deboli allo stesso modo. Tormentati, di un tormento che potrebbe sentire ciascuno di noi. Uomini [ e forse non è un caso siano tutti uomini, forse sì] segnati dall’incapacità di gestire la complessità della loro anima, il loro sentire che irrompe forte negli schemi della vita, della quotidianità, della società. Ivan che ha votato la sua vita alla mondanità, ai piaceri sociali, al perbenismo pensando fosse la sua vera natura, e poi muore parchè incapace di accettare il suo fallimento; muore nel momento in cui deve guardare in faccia l’inganno di cui si è sempre nutrito. Non ha retto il gioco che lui stesso aveva costruito con tanta dedizione.
Pozdnicev, invece, è un uomo logorato dal sentimento della gelosia, dall’idea che fosse tradito un modello di vita al quale si era votato, ancora una volta un castello di carte che va in pezzi. E poi il vecchio di Svevo con la sua giovane passione che brucia troppo e poi si spegne. Combattuto tra la possibilità di godere di ciò che la vita ci offre pagandone il prezzo, e la volontà di innalzarsi moralmente e preparare la sua anima all’altrove che l’aspetta. Anche lui, infondo, alla ricerca della “giusta” distanza dalla vita.

Infondo tutti alla ricerca di un senso. Tutti persi tra ciò che dovrebbero o vorrebbero essere e ciò che non riescono a rappresentare, a rappresentarsi. Perché spesso la vita sembra essere proprio una questione di rappresentazione, si mette in scena una storia, la storia che si crede di voler o poter vivere. Le contingenze ci sono, ma vanno ricondotte al copione. (Magari un canovaccio)
Allora mi viene in mente Pirandello, “Così è se vi pare”, “Ciascuno a suo modo”: la relatività dell’essere, dell’esistere, del credere.

Perché infondo lo sappiamo bene. Nel profondo ciascuno conosce le regole della vita. (Forse le consuetudini dell’esistenza.) Possiamo accettare, strizzando il naso, di essere relativi, scarsamente epici, di vivere una vita che non sarà mai quella che ci raccontiamo nella mente. Noi che, tutto sommato, assomigliamo ben poco a chi crediamo di essere. Ma ancora più difficile è accettare la relatività, la costitutiva parzialità di ciò che crediamo, dei precetti morali, delle leggi civili, dell’altrove che vogliamo a tutti i costi spiegare.

L’idea prevalente, come un odore acre in un pomeriggio d’agosto, è di perdita. Qualcosa ci sfugge, qualcosa si perde esattamente nel momento in cui il pensiero diviene parola…e poi ancora quando la parola viene ascoltata e compresa da qualcun altro. E il linguaggio è solo la forma più chiara in questo senso; la comunicazione tutta, piuttosto, è vittima di questo distacco. Così uno sguardo, un sorriso, un’emozione. Tutto sfugge e si perde in quello spazio vuoto che introduce la rappresentazione.

Quante riflessioni, quanti studi…
Ma il sospetto è che rimanga irriducibilmente inaccettabile.



4. PINNA D'INGRANDIMENTO

                                               ... ... ...     ... ....
Comunque qui siamo in una chiesa…per questo parlavo di Dio! Qui ci veniamo per pregare, ossia per parlare con Dio, che è come un grande papà…il papà di tutti! E allora come il sabato vado a trovare i nonni, così la domenica veniamo qui a trovare quest’altro papà…
L’unica differenza è che quando vado dai nonni, che sono anziani, bisogna sempre chiedere loro come stanno e loro cominciano a parlare di tutti i loro acciacchi e, poi, ti danno un bacione e ti raccomandano di divertirti, almeno tu che sei così giovane! Qui invece, da quello che ho capito, più che chiedere a Dio come sta lui, si comincia a raccontargli come stiamo noi, quello che non va, quello che vorremmo, quello che abbiamo sbagliato…Si, credo che più o meno sia così!!!

Se devo essere ancora più preciso -infatti vedo che il tuo musetto sta diventando sempre più scuro e perplesso!-  qui ci troviamo all’entrata della chiesa e tu sei…nell’acqua Santa!  ------------------------------------------------------------------
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Lo so , lo so…ti starai sicuramente innervosendo e domandando cosa sarà mai ora pure l’acqua santa!? Comunque direi che per te che sei pesce sia sufficiente sapere che sei in acqua…che poi evidentemente non è diversa dall’acqua del lago!!!
[Nota Bene (per Andrea): ricordarsi di domandare alla mamma, in maniera vaga e senza farle sospettare nulla, la differenza tra l’acqua Santa e l’acqua del rubinetto…cosa renderebbe la prima santa e la seconda buona solo per lavare i piatti, perché a berla “sa di tubo”?]

Tornando a noi Trotsky…allora hai capito qualcosa? Sono riuscito a toglierti qualche dubbio? Almeno ti fidi un pochettino di più di me???”

“ Beh…( temporeggia il pesciolino strofinandosi con la pinna sotto la bocca, come se si dovesse pulire dalla cioccolata!) diciamo che almeno ora so dove sono, in una…chieeeeeesa, nella casa di questo grande signore; ho capito, inoltre, che questo signore non è un mammifero, insomma è diverso da voi, come da me… sarà di un’altra razza no? E speriamo che non utilizzi anche lui gli ami!!! Poi, credo di aver capito che di te, piccolo mammifero Andrea, mi posso fidare! Certo i pesci rossi come me sono mooooolto diffidenti ed è mooooolto difficile, come ti ho già detto, tentare di ingannarli…tuttavia, dopo un’attenta analisi, direi che possiamo anche essere amici no? Anche perché io sono qui già da qualche giorno e, se devo essere sincero, mi sto davvero annoiando, tutto il tempo da solo! Avrei proprio bisogno di qualcuno, mammifero o meno, con cui scambiare quattro parole e con cui chiarire qualche curiosità.
Un dubbio, però, rimane: come sono arrivato fino a qui? Tu ne sai qualcosa? E come mai non ci sono i miei genitori? Chi mi ha preso e perché?”

“Ah beh, ti ringrazio molto per la fiducia che mi stai dando e sono onorato di essere tuo amico! Ti prometto, dal momento che la tua razza è mooooolto diffidente, che non tradirò mai la tua fiducia e non farò nulla che possa mettere in pericolo la tua vita e, dunque, la nostra amicizia. Guarda, se potessi, ti stringerei la mano per sancire il nostro patto (I grandi lo fanno sempre quando vogliono farsi vedere convinti di qualcosa…Papà dice che è un gesto con il quale si prende un impegno…anche se mi sa che non tutti sanno bene cosa significa, perchè ho visto alcuni grandi che promettono, si stringono la mano, fanno dei grandi sorrisi sicuri e, poi, non rispettano mica quello che dicono…saranno indecisi?!)  ----------------------------------------------------------------------------------------------
Ora, però, purtroppo devo darti una delusione: non so proprio come tu sia arrivato sin qui. Io non abito qui e solo adesso mi sono accorto di te!
Al massimo posso tentare di fare qualche ipotesi…magari sei stato pescato da qualche papà che voleva regalarti a suo figlio, poi magari la mamma si è arrabbiata perché non voleva un pesce in casa ( non ti offendere, ma le mamme arricciano sempre il naso quando si parla di animali in casa, soprattutto se si parla della loro casa!!!) e allora…non sapendo dove metterti hanno pensato di lasciarti in chiesa! Infondo è un posto sicuro! Non volevano che tu fossi in pericolo! Pensa che tanti anni fa ci lasciavano anche i bambini davanti alle chiese; i bambini come me, solo ancora più piccolini, appena nati. Se la mamma era povera e il papà non c’era, si portava il bambino in chiesa, lo si affidava a Dio, o al parroco, così era al sicuro…magari hanno pensato di fare lo stesso anche con te. E infatti ora sei al sicuro…hai anche trovato un amico come me!!!”



“Mah…non saprei…non mi ricordo proprio di aver conosciuto nessun bambino! E poi, se fossi stato “pescato”, me ne sarei sicuramente accorto!
Comunque ritornando alla mia curiosità, forse tu potresti chiarirmi un altro dubbio, visto che mi sembra tu conosca un sacco di cose più di me!
E’ da stamattina, da quando il sole è cominciato a filtrare da quel grande portone che c’è un via vai continuo di persone e poi, l’atmosfera è proprio strana…tu mica sapresti dirmi cosa sta succedendo? Il signore che abita qui (lo so perché lo vedo tutti i giorni passare avanti e indietro!)

[a proposito, mica sarà lui quel grande signore che tutti venite a trovare…?!]

Beh quel signore, stamattina si è svegliato prestissimo, l’ho sentito fare un sacco di giri e poi si è cambiato d’abito ed ora è elegantissimo!!! Poi sono arrivati tanti altri mammiferi (ooops: persone!): chi strofinava a terra, chi portava un sacco di fiori, e chi, invece, montava come dei “piccoli soli” in giro per al chiesa…mah, non ho mica capito un granché!?”

“Ohi calmo, calmo…una domanda alla volta…altrimenti anche io inizio a confondermi, sono sempre un bambino sai?!
Allora il signore che abita qui non è quel signore che tutti veniamo a trovare…cioè, veniamo a trovare pure lui…anche perché in realtà è lui che ci accoglie, che parla e ci racconta la storia dell’altro signore, del grande papà ----- ----- ----- ---- ---------------------------------------------------------------------------------------
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Insomma, direi che quel signore che hai visto tu è il parroco, diciamo un custode della chiesa e della storia dell’altro signore, di Dio.
In realtà, infatti, credo di non averti ancora spiegato che Dio… … …. non si vede, c’è ma non c’è. Come dicevi prima tu, è di un’altra razza; ci sono i pesci come te, i mammiferi come me, gli uccelli come il canarino della mia vicina di casa e…poi c’è Dio, che non si vede perché abita in cielo, perché non è come noi che abbiamo la pelle, le ossa, il sangue…lui non è così…e allora non lo possiamo vedere…ma c’è, e lui ci vede, ci ascolta e ci protegge.
Mamma mia con tutte queste domande mi stai confondendo, mi vengono mille dubbi e, alla fine, non so neppure io quello che dico!
Piuttosto ti ho chiarito un po’ le idee?”

“ Mpah Mpah annuisce il pesciolino aprendo e chiudendo la bocca.

“Bene…molto bene! Allora ora posso iniziare a raccontarti di oggi! Oggi è un giorno bellissimo sai? Un giorno di festa, come quando non vai a scuola ma non stai neanche male…magari hai una visita ma poi torni a casa a giocare; oppure come quando c’è lo sciopero perché le cose vanno male, le maestre si lamentano e noi rimaniamo a casa a dormire! [ che poi ti senti pure un po’ in colpa, perché se le cose vanno male dovresti essere triste pure tu no? Anche se magari hai sentito un gran parlare ma non hai mica capito nulla! ] Comunque…un giorno bello come quelli, anzi forse di più!
Oggi, infatti, si sposano Angelamaria e Paolo, due nostri cari amici anzi, per l’esattezza, due amici di mamma e papà. Anche io però ho un ruolo molto importante (hai visto come sono elegante…sembro grande! Ho lo stesso vestito di Paolo, solo un po’ più piccolino!!!); comunque, quando il parroco avrà chiesto agli sposi se vogliono davvero stare insieme, proprio in quel momento la mamma mi farà un cenno ( ha detto che più che altro mi lancerà solo uno sguardo, perché sennò si accorgono tutti e non è bello! Io perciò dovrò stare tanto attento…pensa se mi distraggo e tutti mi stanno ad aspettare!?! Che figuraccia che farei!!!)… … …Va bè, comunque, dove ero arrivato?
Ah ecco, proprio in quel momento io devo andare vicino al prete, (senza correre e senza ridere!!!), con in mano un cuscinetto un po’ lucido con sopra legati due anelli, che poi gli sposi dovranno infilare e non togliersi mai più! Hai capito che momento incredibile!

(Che poi, ci pensi come può essere portare un anello tutta la vita?! Anche perché io vedo che la mamma il suo anello se lo toglie spesso, quando lava i piatti, quando cucina, quando fa la doccia… …mi sa che l’importante, allora, sia che poi se lo rimette sempre, non se lo dimentica mai! Come quando ho l’appuntamento dal dentista, magari passa un mese ma lei se lo ricorda sempre!!! Quante volte ho sperato che se lo dimenticasse…uff…poi però finisce sempre che, proprio quando mi sono dimenticato io di doverci andare, ecco che durante la cena la mamma mi guarda e mi dice con quella faccia mezza seria e mezza sorridente “Andrea, ti ricordi che domani abbiamo un impegno, vero? Il dentista ti aspetta!” Che strazio!)

[ Psss Psss: questo è evidentemente un altro di quei dubbi (assolutamente leciti e comprensibili) che è meglio non far sapere alla mamma e al papà! Hai capito, tu che stai leggendo??? ] 

“Ah ecco…sposarsi eh!? Scusami piccolo amico per l’insistenza…e poi sicuramente ti starò annoiando parecchio, solo che, ancora una volta, non ho ben capito ciò di cui stai parlando…Anzi no, in realtà una cosa l’ho capita: oggi è un giorno di festa e qui state per fare dei bei festeggiamenti. I tuoi occhi, infatti, sono talmente lucidi e brillanti che assomigliano alla superficie del mio laghetto nei giorni assssssssolati di primavera; non c’è nulla di più bello e felice di quel luccichio e, quindi, tutto ciò che gli somiglia non può che essere qualcosa di altrettanto bello e sereno!!!
Se i nostri occhi ( quelli dei pesci come me intendo ) sono sempre gli stessi…diciamo pure che siamo degli animali mooooooolto introversi e non vogliamo dimostrare ciò che proviamo [ti ricordi la proverbiaaaaale diffidenza della mia razza no!?], beh gli occhi dei mammiferi invece non mentono mai…basta solo guardarli bene, con un po’ di calma e di silenzio. -------------------------------------------

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Anche questo me lo ha insegnato papà: quando i mammiferi come te si affacciavano nel mio specchio d’acqua era sempre una situazione pericolosa, non potevamo mai sapere che cosa volessero o se volessero farci del male; io all’inizio ero tanto spaventato e, appena scorgevo un’ombra a pelo d’acqua, scappavo di corsa sul fondo del laghetto, confondendomi tra le alghe. Poi, un giorno il mio papà mi prese per la pinna e, con sguardo severo, mi disse che non dovevo aver paura, “La paura è di chi non conosce, di chi non sa…solo la conoscenza può sconfiggere la paura, non il coraggio, non la forza!” E allora mi ha spiegato che dagli occhi, dai vostri occhi si può capire bene cosa pensate e cosa volete…Così negli anni sono diventato persino amico di uno “zampa-lesta” che, lungi dal voler fare di me il suo pranzo, era solo in cerca di indicazioni per ritrovare la sua gattina smarrita! Allo stesso modo, oggi ho incontrato te e, dopo qualche istante di innata paura, ti ho guardato negli occhi e ho capito…Di tanti sentimenti, la fiducia è probabilmente il più difficile da provare, non trovi?”
“E’ davvero incredibile amico mio…tu sei un pesce, hai sempre vissuto in un laghetto e già hai capito così tanto di noi umani! I grandi perdono ore ed ore a discutere, scrivono libri, fanno addirittura conferenze sui sentimenti umani e poi?! E poi arriva un pescetto che da solo [per l’esattezza con la gentile collaborazione dell’educazione genitoriale- ovvero i sermoni di mamma e papà] già ha potuto comprendere così tanto! Sei proprio un pesce saggio e, se tuo papà potesse vederti, sono sicuro che sarebbe molto fiero di te e di tutto quello che hai imparato.
E poi, pensandoci bene, tu stavi parlando di fiducia vero? Beh allora non mi sarà certo difficile farti capire cosa sia un matrimonio!!![1]
La fiducia, infatti, come dicono sempre papà e mamma, è la base fondamentale di qualsiasi rapporto, di amicizia o d’ amore. Quando vuoi bene a qualcuno ti ci affidi, diciamo che metti te stesso, quello che pensi e anche i tuoi sentimenti un po’ nelle sue mani; per farti un esempio, tu vuoi molto bene al tuo papà e, infatti, quando lui ti ha detto di non fuggire sotto le alghe, anche se tu avevi tanta paura, ti sei fidato e sei rimasto…hai messo la tua paura nelle sue mani, perché sapevi che l’avrebbe sconfitta lui per te. Ecco, così avviene anche nei matrimoni, solo che se il papà e la mamma sono sempre stati con te, quando ti sposi decidi, invece, di affidarti a qualcuno che prima non c’era e che poi hai RI-conosciuto ed è diventato sempre più importante. Decidi di fidarti perché così non avrai più paura, o magari ne avrai ancora, ma insieme a qualcun altro e, allora, la paura sembrerà tanto più fragile!
                                                                                                ... ... ...    ... ....



[1] Piccola Postilla di carattere linguistico destinata alla libera fruizione da parte di ogni pesce: “Fiducia” = lat. Fidùcia da Fidère –credenza e speranza in persona, o anche nel buon successo di checchessia, fondate su segni e argomenti certi o molto probabili. Si usa anche per credito o stima. “Matrimonio” = lat. Matrimònium comp. di Matèr madre, genitrice e suffisso –Mònium che trovasi anche in Patri-mònium, merci-mònium ed accenna ad agente ed azione -1. dicesi matrimonio  la cerimonia, il rito in cui un uomo e una donna dichiarano di voler essere marito e moglie  2. unione legittima dell'uomo e della donna per creare una famiglia e perpetuare la specie  (… … … Ma allora ci si sposa per essere in 2 o in 3/4/5….???Mah! )

lunedì 6 febbraio 2012

3. PINNA D'INGRANDIMENTO

… … …    … ….

 Il faccino del piccolo Andrea viene attraversato da un lampo di felicità che salendo dalle labbra raggiunge gli occhi ed esplode in una combinazione di euforia ed eccitazione:
“Ehi ma tu parli? Dico a te pesce…tu parli davvero?”
Io…Io…No No, non è che Parlo…Ecco ho solo detto il mio nome, Trotsky appunto
Le labbra del piccolo Andrea si arricciano tutte in una smorfia di perplessità che non riesce però a sconfiggere la gioia che sgorga come una fontana dagli occhietti vispi:
“Beh…se dici il tuo nome allora parli…oppure sai dire solo come ti chiami?”
Ecco che Trotsky passa in rassegna tutte le raccomandazioni del papà sui mammiferi, sul pericolo, sulla necessità di essere sempre cauti. Ma si sa, i piccolini, che siano mammiferi o altro, non riescono a non nutrire una fiducia illimitata nei confronti del mondo, o perlomeno di quel mondo amichevole e rassicurante, dipinto per loro dai genitori.
E’ così che la pinna dorsale del pesciolino inizia a compiere dei piccolissimi movimenti verso destra e sinistra tanto da staccare il corpicino dal fondo e da farlo risalire appena un po’ verso la superficie.
Ecco io…….molto piacere [ecco il nostro eroe rompere ogni indugio e gettarsi sprezzante del pericolo verso l’ignoto, un ignoto che però ha le sembianze assai rassicuranti di un bambino!]
Molto piacere di conoscerti,  sono Trotsky,  direttamente dall’antica stirpe dei pesci rossi di stagno con pinna agilissima e dal colore rosso dorato
-----------------“Quindi ti avverto che se volessi tentare di rapirmi con l’inganno, probabilmente non ci riusciresti vista l’agilità che contraddistingue la mia razza

Mentre si presenta in questo modo il pesciolino acquista una sorta di strana sicurezza, sufficiente, però, per farlo arrivare molto vicino a quel faccione parlante, talmente vicino che, qualora il bambino allungasse un dito, probabilmente verrebbe smentita quella proverbiale agilità della sua razza che tanto stava decantando.

“Beh, il piacere è tutto mio Trotsky! Io mi chiamo Andrea, sono un bambino e…non credo ci siano delle particolarità della mia specie da raccontarti!!!”
Mentre dice così il bambino scoppia a ridere cercando, però, con gli occhi il musetto del suo nuovo amico e sperando di scorgervi un po’ di partecipazione…
Bastano pochi secondi e i due scoppiano in una grassa risata!!!

Ahahahahaha---------Ihihihihihih---------ahahahahahah----------

“Ora che siamo diventati amici posso chiederti una cosa Trotsky?”
Dimmi pure piccolo mammifero !
“Ma come sei arrivato sin qui? Voglio dire, spero che non ti offenderai se ti dico che questo non è esattamente il posto giusto per un pesce…Non fraintendermi, io sono molto contento che tu sia qui, solo che…come dire: io vengo spesso qui (diciamo tutte le settimane con i miei genitori da quando sono nato) e non ho mai incontrato un pesciolino…e dico mai e poi mai!!! [ E pensare che ho perlustrato mille volte ogni angolo di questo posto nei momenti di noia!!! ]

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Forse sei venuto a pregare anche tu?! Magari c’è qualcuno di malato nel tuo lago, un bisnonno o una prozia, e allora sei venuto qui per pregare un po’…. Ma, scusa la domanda, i pesci pregano? E se sì, chi pregano? Voglio dire è lo stesso nostro dio? O magari è il dio dei paesi caldi?
                         [Ppppsssssss: “Ehi Voi, Voi che state leggendo!!!Mi vedo costretto a supplicarVi (cosa in sé davvero poco elegante!) a non rivelare alla mamma quello che sto tentando di dire al mio amico….infondo ad un amico si fanno le confessioni più segrete…ed io le faccio a Trotsky! Il fatto, poi, che Voi possiate sentirle (anzi leggerle) vi rende nient’altro che dei ladri di segreti!!! Perciò Vi prego, sbircioni di confidenze altrui, di tacere e non rivelare…D’accordo???]

Devi sapere, infatti, caro pesciolino che esistono diversi “Dii”…Se accendi la Tv, infatti, verso l’ora di cena il notiziario ti inizierà a raccontare di combattimenti, guerre, povertà…Mentre un signore parla, potrai vedere delle immagini di paesi caldi, deserti e sole cocente!
Un posto che ogni volta ti fa venire una voglia di andare al mare!!!

Ma non lo puoi dire, perché sennò papà inizia a spiegarti che quei posti sono pericolosi, che c’è sempre la guerra (anche quando in Tv si dice che non c’è !!!) e, soprattutto là ci sono persone tanto diverse da noi, talmente diverse che credono in un altro Dio….
Beh…questa storia di un altro Dio io ancora non l’ho capita tanto bene! Come possono esserci diversi “Dii”? Che fanno convivono? Si dividono il cielo così come noi ci dividiamo la terra? -----------------------------------------------------------------

E poi hanno gli stessi poteri? Oppure ciascuno ne ha di particolari come i supereroi[1]…ma se così fosse allora magari bisognerebbe pregarne uno o l’altro a seconda delle esigenze! Mah…
Se devo essere sincero, caro amico squamoso, queste domande mi vengono sempre in mente, anche se mamma e papà dicono che non devo pensare a queste cose; speriamo che non faccia un grandissimo peccato! Loro, quando glielo chiedo, diventano tutti rossi, si guardano in silenzio e poi ricominciano con la storia dell’età, delle cose che si capiscono man mano e, dopo un giro di parole di lunghezza ed intensità variabile, concludono con “perciò questo argomento è uno di quelli che possono essere capiti solo da grandi…non avere fretta e un giorno tutti i tuoi dubbi si chiariranno”. Che poi, io non sono mica sicuro che per loro sia stato così! Infatti quelli che si vedono in Tv all’ora di cena litigano, non si parlano o addirittura si uccidono…e quelli non sono forse grandi abbastanza? Come mai loro ancora non hanno capito?
Ora voglio proprio sapere come è il Dio dei pesci, dimmi tutto così vediamo se capisco qualcosa in più.”

“Pregare? Dio? Prozii malati? Ecco…non capisco proprio cosa intendi ! onestamente non ti  posso dire come sono arrivato sin qui e… non saprei dirti esattamente neanche dove siamo adesso ! ma per questo credo tu mi possa aiutare, giusto?
Cominciamo dall’inizio: come ti ho già detto mi chiamo Trotsky e sono un pesce rosso. La mia famiglia proviene dalla lontana tundra russa, e da qui l’originalità del mio nome! Io, però, sono nato qui, in un bel lago (diciamo uno stagno!) e lì mio padre ha subito cominciato ad insegnarmi come si vive da pesce: ci sono tanti pericoli sai negli specchi d’acqua, soprattutto in quello dove abito io perché ci si affacciano tanti mammiferi, sia grandi sia piccolini come te! Subito mi ha insegnato a difendermi dalle carpe…non so se ne conosci qualcuna, ma sono terribili !!! Sempre con quel muso sornione, sembrano perennemente stanche e distratte, ti passano vicino e sembrano non notarti neppure. Ma poi basta un attimo e ZAN ! ecco che ti afferrano e cominciano a solleticarti con quei loro baffoni appuntiti… Papà lo dice sempre “ Mai fidarsi del muso di un pesce…dal muso si può vedere il suo essere bello, non il pericoloso ! ” E’ tanto saggio il mio papà sai .
Poi ha iniziato a parlarmi di voi mammiferi e, onestamente, mi ha spaventato parecchio! Dice che voi infondo siete il più grande pericolo per ogni pesce…peggio addirittura degli “zampa lesta” ! [2]
Voi ci ingannate, ci prendete in giro con l’ amo, lo camuffate, nascondete la verità e ci tentate con dei vermetti succulenti…Papà dice sempre che non bisogna mai fidarsi di un mammifero!
“Chi vive all’asciutto non può avere pietà di un pesce, mai !!! “ Nessun pesce che si sia allontanato dal lago e che abbia avuto a che fare con voi è mai tornato; si dice che alcuni, i più fortunati, siano stati messi in un laghetto piccolo piccolo, da soli, costretti a girare intorno ad un’alga che non è un’alga e a mostrare in continuazione la loro pinna a tutti quei faccioni curiosi…
Così sono cresciuto sino a che un giorno, non so ancora come, mi sono ritrovato qui, solo, senza neppure sapere dove sono e perché. Oggi, inoltre, ho incontrato te che sei un mammifero e, perciò, dovrei aspettarmi grandi problemi in vista… diciamo pure che io ancora non ho capito nulla!!!
E per giunta ora tu mi parli di dio, di pregare, di guerre e di litigi tra mammiferi…mah…
Tanto per iniziare vorrai scusarmi se mi permetto di chiederti esattamente dove siamo??? ???”


Stai calmo pesciolino…capisco che gli insegnamenti del tuo papà ti rendono sospettoso ma io non sono proprio un mammifero (credo!?)…va bè non lo so…però so che sono un bambino e, si sa, i bambini vogliono bene agli animali…non ti voglio fare del male e poi…io non ce l’ho un acquario in caso!!!



[1] Ogni riferimento ai “Fantastici 4” o simili è caldamente scoraggiato, qui o altrove, dall’autore.
[2] Con “zampa lesta” il nostro eroe intende il comune gatto cittadino. Da non confondersi con “ artiglio mortale”, con cui si intende invece il gatto di campagna, allo strato brado (notoriamente più capace ed avvezzo alla caccia e al procacciare il cibo).

mercoledì 25 gennaio 2012

2. PINNA D'INGRANDIMENTO


... ... ...     ... ....
Non saprebbe dire come sia arrivato sin lì, non ricorda il momento della partenza…forse nuotando nel lago ha scoperto un fiumiciattolo e così è stato trasportato dalla corrente (è sempre stato un avventuriero, o perlomeno lo ha sempre pensato!). Ma poi? Come era finito quaggiù?
Del passaggio dal lago a qui ricorda solo alcune immagini confuse: c’è acqua trasparente, niente alghe, non sembra un lago, la superficie dell’acqua sembra da ogni parte, perché da ogni parte si vedono la luce, i colori, il mondo…sembrava di essere in un cerchio, in una palla d’acqua.
Poi in un attimo, una cascata…ed eccolo qui, in un posto indecifrabile, probabilmente molto lontano da casa, senza minacciosi mostri, senza ami provocatori…senza nessuno.

Se Trotsky dovesse descrivere questo suo nuovo habitat a qualcuno (supponendo che il destino lo avesse aiutato e gli avesse portato qualche pescetto con cui parlare!!!) direbbe subito che è un posto veramente strano: il silenzio qui regna per gran parte della giornata, quel silenzio talmente profondo che lo senti tutto intorno, che è materia e ti tocca se ti ci trovi dentro. La luce poi non è mai molto forte, sempre soffusa…come se il sole si fosse invecchiato e fosse tanto stanco. Ci sono però dei momenti in cui, come se il sole ringiovanisse, una gran luce arancione colpisce la superficie dell’acqua, una musica comincia a diffondersi nell’aria tutta intorno e una voce forte e perentoria inizia un lungo racconto…ed è proprio in momenti come questo che Trotsky vede tutte quelle persone avvicinarsi al suo “laghetto”, sospirare pensierose e con lo sguardo fisso verso il pavimento, sfiorare l’acqua per poi allontanarsi.

Trotsky se li ricordava bene gli insegnamenti del papà e, preso dalla paura di dimenticarseli, li ripeteva ogni mattina, come inizio di una nuova giornata. Sapeva di non potersi fidare mai delle carpe, degli ami e degli umani, e non voleva sbagliare! Ma ora era arrivato anche per lui il momento di diventare un pesce adulto…di cavarsela da solo; forse era stato proprio il papà a mandarlo in quel posto nuovo per vedere come se la sarebbe cavata da solo…Chissà!
Certo era convinto di quello che gli aveva detto suo padre, infondo non poteva certo sbagliare, né tantomeno ingannarlo; forse, però, non conosceva tanto bene gli umani, o aveva conosciuto solo quelli del lago che magari sono più cattivi.
Insomma, Trotsky ci aveva pensato e ripensato ma non riusciva a convincersi che quei signori che ogni tanto passavano di lì volessero fargli del male: non avevano ami, non avevano baffi come le carpe, e poi sembrava che volessero salutarlo con quel dito che sfiorava ogni volta l’acqua!

Quella mattina poi, c’era un’atmosfera talmente bella, un sole così limpido che finalmente riusciva a raggiungere obliquamente l’acqua e ne illuminava tutte le particelle…persino le squame di Trotsky sembravano più brillanti, più rosse! E poi quel vociare continuo ma discreto, quelle ombre che incessantemente si scorgevano dall’acqua e scappavano via; non c’era concitazione, ansia, nervosismo…tutto era armonioso, rassicurante!
Chissà che cosa stava per accadere? Chissà se Trotsky sarebbe mai riuscito a capirlo?
Infondo è lì tutto solo, senza uno straccio di pesciolino amico, senza una pinna contro la quale grattarsi…non ci sono neanche delle uova per poter sperare nell’arrivo di qualche nuovo amico!!!
Come vorrebbe tornare nel suo lago, poter stare ancora per un po’ sotto la calda pinna della mamma; affronterebbe e subirebbe anche gli sguardi delusi del suo papà pur di ritornare a casa, pur di non essere più solo…

Nel bel mezzo di tutta questa concitazione generale, però, proprio mentre Trotsky è assorto e catturato da tutti questi pensieri così tristi, ecco apparire oltre la superficie luminosa un faccione immenso, che copre tutto lo spazio non lasciando più scorgere lo sfondo. E’ la prima volta che qualcuno si avvicina così tanto all’acqua, è la prima volta che qualcuno, invece di immergere solo lievemente il polpastrello, sta evidentemente tentando di immergere tutto il viso…
Ecco ci siamo, pensa Trotsky, aveva ragione il papà, gli umani sono sempre cattivi e quel faccione è lì per dimostrarmelo. Ha sbagliato a credere nella bontà degli uomini, nel dimenticare quell’amo che costantemente pende sul capo di ogni pesce, nel pensare, proprio lui, di poter smentire l’esperienza di generazioni e generazioni di pesci!
Eccolo lì, il piccolo Trotsky davanti alla sua resa dei conti, stretto nelle pinne, appiccicato alla superficie laterale, spaventato e perciò ancora più piccolo, un pesciolino che forse non è ancora pronto per tutto questo…

“Ehi tu, che ci fai lì dentro? Dico a te pesciolino…mi senti?”
… … …? … … …!!! [PERICOLO-ALLARME ROSSO-ATTACCO UMANO FRONTALEEEEEEEEEE]

“Un pesciolino qua dentro, e chi se lo sarebbe mai aspettato…chissà come è arrivato sin qui! Che bello, ora lo dico alla mamma! -------------------------Anzi no, poi magari la mamma lo dice a Don Roberto e lo portano via! I grandi sembrano sempre così sicuri di ciò che è giusto e ciò che non lo è, basta esporre loro un problema ed eccoli subito con una risposta, anzi con la risposta adatta…a volte penso che prima di diventare grandi (però non so bene quando) ti facciano imparare a memoria un librone con tutte le risposte che dovrai dare nella vita, così da essere sempre preparato…Anche la mia mamma è proprio così, sicura di sé e di quello che dice; così mi sento al sicuro, mi sento al riparo dalla possibilità di fare la cosa sbagliata!------------------------------------

Anche se, in effetti, a volte non riesco bene a capire perché ciò che dice sia la cosa giusta: come quando si è infuriata perché ero diventato amico di un bambino del nostro quartiere…dice sempre che l’amicizia è importante, che i bambini devono stare insieme e poi?! “Quel bambino è un’eccezione!” aveva detto “non voglio che lo frequenti, né che vai a casa sua! E non si discute, chiaro?”

Eh già…alcune cose vanno spiegate e rispiegate [anche quando in realtà non sono mica tanto divertenti da ascoltare!!!] altre invece rimangono lì, intrappolate in un “non si discute”.-------------------
-------- ---------------------- --------------

La mamma non lo sa, ma a volte la guardo quando, mentre cucina, si ferma per un attimo, immobile, guarda un punto esatto tra le piastrelle e vedo formarsi, quasi impercettibile, quella piccola piegatura tra le sopracciglia; chissà cosa pensa in quei momenti, chissà quanto è distante dalla cucina, dalla padella che rosola sul fuoco, da me. Mi piace guardarla da lontano in quei momenti perché lo so che, per qualche istante, anche lei non è più tanto sicura…per un attimo si fa piccola piccola come me, e va alla scoperta di qualcosa di nuovo.
Mi piace guardarla perché in quel momento sono io ad essere sicuro, assolutamente certo che durerà solo pochi istanti, solo pochi attimi nei quali io non posso e non devo entrare; mi piace guardarla ed assaporare il tepore della ferma certezza che appena spunterò de quella porta, appena lascerò cadere qualcosa a terra, l’incantesimo si romperà e la mia mamma tornerà tranquilla a dispensare risposte e certezze a tutti noi.”
“Allora è deciso…questo pesciolino sarà un piccolo segreto! Sarà il mio piccolo segreto…anzi il nostro, non è vero piccolino? Infondo oggi è una giornata speciale, sono tutti impegnati e i bambini devono stare buoni e tranquilli…e allora perché disturbare i grandi per un semplice pesciolino? Chissà come ti chiami…come sei arrivato sin qui…chissà…”

Mentre dice così Andrea fissa quell’animaletto attaccato al fondo della “piccola piscina” e giocherella con il dito sfiorando la superficie dell’acqua. Tutti i grandi sono fuori intenti a mettere appunto gli ultimi dettagli della cerimonia, la signora dei fiori ha appena finito di posizionare le piccole composizioni sui banchi e il prete si affaccia ogni tanto per controllare come vanno le cose.

TROTSKY[1]” una vocina titubante e preoccupata riemerge dalla superficie di quel piccolo stagno improvvisato, e poi ancora “TROTSKY”.
                                                                                     ... ... ...continua... ....

[1] Per quanto riguarda l’etimologia del nome del nostro eroe, è necessario in questa sede ricordare l’origine orientale, ed in particolar modo siberiana, di questa particolare razza di pesce. Questo tipo di chiarificazione si rende necessaria a fronte delle possibili accuse di faziosità e parzialità mosse già in precedenza al nostro pesciolino (per altro “rosso” – la natura non lo ha aiutato di certo!).
Inoltre sembra utile specificare come il nonno del suddetto pesce, tale Igor Il, più noto in occidente come Lenny, sia immigrato nel nostro paese già in giovane età, risalendo le acque del Don e del Danubio prima, del Tevere poi; il pesce inoltre risulta regolarmente registrato all’ ufficio immigrazione (con tanto di pinna digitale) e sembra che la sua famiglia non abbia mai avuto contatti con organizzazioni legate al mercato “ittico”  per mano di giostre o circhi di alcun genere.
[Acipenser gueldenstaedtii ( storione russo ): lo storione è il più grande pesce d’acqua dolce diffuso in Europa. All'epoca degli amori abbandona i mari in cui vive abitualmente (Mar Nero, Mar Caspio) e risale i fiumi che in essi si riversano, spingendosi fino ai loro maggiori affluenti o, nel Danubio, fino a Bratislava. In genere vengono catturati esemplari lunghi 1,30 - 2,50 m e aventi un peso di 20 - 30 kg.]
Va tuttavia ricordato come nei secoli, la nobile stirpe del nostro Trotsky abbia privilegiato unioni miste e trans-raziali: questo può ben spiegare come l’ultimo esemplare della famiglia vanti delle dimensioni poco (pochissimo) superiori ad un semplice pesce rosso.

domenica 22 gennaio 2012

THIS COULD BE...

Ieri sono andata a vedere, con discreto ritardo, un film che immaginavo avrei trovato molto interessante: “This must be the place” di Paolo Sorrentino. Sono bastate poche immagini, infatti, per riportarmi subito a quelle forti sensazioni che avevo provato anni fa nello scoprire “Le conseguenze dell’amore”. Sono passati anni e ancora oggi non saprei descrivere cosa provo davanti a quel film: posso solo ricordare quel senso di apnea, una sorta di soffocamento senza ansia, senza paura.

E’ stata questa, dunque, la riflessione che ha occupato i miei pensieri già dai primi minuti; Sorrentino riesce a restituire, in un modo acuto e piccante, come un odore forte di spezie in un pomeriggio torrido, lo straniamento dell’uomo. Descrive situazioni particolari, personalità complicate, è vero, ma ben presto, nello snodarsi della pellicola, ti trovi immersa in quella sensazione e la riconosci come familiare, come se l’avessi provata anche tu. Quell’idea sottile di inadeguatezza, di squilibrio nei confronti del mondo, l’ingombrante sospetto di non essere a tuo agio nella tua vita. Infondo, che cos’è che ci appartiene più della nostra vita? Esiste qualcosa che sia più profondamente legato a noi, che ci determini e con il quale dovremmo sentire un’esatta corrispondenza? La sensazione che qualcosa stia sfuggendo, o meglio sia già sfuggito, non può quindi che suscitare in ciascuno un misto di paura, incredulità e dolore silenzioso.
Uno stridere di denti nel pieno della notte, una perdita di controllo.

Subito dopo, lo riconosco, ho pensato alla mia situazione: ero sola, giovedì pomeriggio, in un cinema che proponeva un cineforum dal quale tutti poi siamo scappati. Intorno a me (perché se sei da sola ti rendi conto di quante chiacchiere riesci a cogliere anche involontariamente), persone di mezza età, avvolte in cappotti e pellicce che parlavano di cinematografia, di scelte di regia, di attori validi e di meteore dello showbiz. E come al solito, mi sono ritrovata a domandarmi, quanto ne sapessero davvero, quanto ne raccontassero, quanto la simulazione potesse trarci in inganno tutti e con tanta frequenza. [ Sarà davvero simulazione o solamente la genuina convinzione di sapere quel tanto da poter formulare giudizi che profumino di competenza? O sarà vera competenza che non so riconoscere? ]

A questo punto, abbandonato l’ascolto della recensione degli ultimi film in programmazione, ritorno al mio film ed inizio la seconda riflessione: l’immagine della donna restituita dalla storia. In una realtà come quella odierna, in un mondo fatto di tributi, di onorificenze, di negazioni e di oltraggi, ho trovato davvero elegante il modo di raccontare una storia nella quale i personaggi sono quello che sono, persone complesse e non stereotipi da messaggio promozionale, da morale della favola. Ed è in questa complessità che ho potuto notare come le donne di questo film, sono diverse, singolari e imperfette, ma sono anche tutte dotate di una forza, di una capacità di sostegno incredibile. Gli equilibri delle vite dei personaggi sono tutti retti da donne forti, capaci di invecchiare, di stancarsi, di impazzire se necessario, ma sempre di costituire un punto saldo per chi sta loro accanto.

[ Le femministe, a tale riguardo, direbbero che questa altro non è che una nuova e pericolosa riformulazione dell’etica della cura, della convinzione, maschile e femminile, che le donne siano nate per accudire, per prendersi cura degli altri (mariti, figli, genitori anziani…), che lo facciano bene e che, per questo, debbano in qualche modo continuare a farlo. Chissà…]

Ci sarebbero tantissime cose da raccontare del film che ho visto, tanti piccoli dettagli molto affascinanti, evocativi: ma racconterò quello che credo sia il più importante. Chi è il protagonista? Un uomo di circa cinquant’anni, un ex (rock star, tossico, famoso, felice…), un uomo come tanti che non ha saputo riconoscere il momento in cui passare dal “sarò” all’ “avrei potuto essere”.
Dite che di queste persone se ne trovino poche al mondo? Io credo, invece, che tutti noi, specialmente noi, corriamo lo stesso rischio; credo che potremmo scoprirci adulti, anziani, senza essere mai cresciuti. Sembra un paradosso, un’assurdità.
La più frequente e possibile assurdità dei nostri tempi.
E’ questo lo straniamento più grande del film, e non serve essere delle rock star o dei tossici, per capirlo e per viverlo. C’è un punto del film, in cui il protagonista si domanda come mai non abbia mai cominciato a fumare, nonostante gli innumerevoli vizi si sia concesso in gioventù. A rispondergli ancora una volta una donna: solo i bambini non conoscono la tentazione del fumo. Nel suo caso, il non aver conosciuto questa tentazione era la dimostrazione evidente del suo essere rimasto nel profondo un bambino. Affascinante interpretazione.

Potrei continuare per ore su questo tema a me particolarmente caro; potrei continuare a domandarmi come mai non riusciamo più a diventare grandi. Dovrei integrare analisi sociologiche con riflessioni psicologiche, bilanci economici con considerazioni politiche. Ma questo sarebbe tutt’altro.
Rimane una bella quanto spaventosa restituzione cinematografica di quello straniamento che almeno io sento con forza dentro di me e nel mondo.

Dimenticavo: l’esistenza della possibilità di un riscatto, di un nuovo ciclo. La speranza.

mercoledì 18 gennaio 2012


PINNA 
D’  INGRANDIMENTO


            Una storia liberamente ispirata ad una vicenda “ quasi vera”….
…almeno quel tanto che basta per risultare incredibile!

Quella mattina c’era qualcosa di strano nell’aria: forse la luce era diversa, magari il vociare più confuso e concitato, i passi affannati rimbombavano nel tepore di quell’inizio di primavera.
Chissà che cosa succederà oggi di speciale?” si domandava un po’ perplesso Trotsky. In fondo, qualsiasi cosa stesse per accadere, sarebbe stata un po’ lontana per lui, destinato com’era a vederla e capirla solo portando il musetto a pelo d’acqua. 
E’ dura la vita del pesce, soprattutto del pesciolino rosso!” ripeteva sempre questa frase il suo papà…se la ricorda ancora Trotsky; e già a quel tempo, quando era ancora un pesciolino talmente piccolo da sembrare trasparente nei riflessi del lago, già da allora si chiedeva come doveva essere la vita del pesce adulto. Mentre cresceva, poi, il papà aveva iniziato a mostrargli i mille pericoli dai quali doveva difendersi: mai avvicinarsi ai pesci più grandi, soprattutto alle vecchie carpe che popolavano quel laghetto. Nonostante all’apparenza sembrino molto simpatiche (con quei baffoni!!!) e pacifiche, meglio non avvicinarsi mai quel tanto che basta da sembrare una facile preda, una soluzione veloce per il pranzo (Fast
Food: mi sembra dicano i mammiferi!!!).


Le alghe poi potevano diventare delle reti strettissime, delle trappole per qualsiasi pesce… e se ancora si è troppo piccoli per saper muovere la coda agilmente beh allora il problema diventa proprio serio!!!

Se c’era un momento, poi, in cui il papà alzava la voce e ti fissava con quegli occhi da trota, accorati e pieni di intensità, allora stava parlando del più grande dei pericoli, della trappola più temuta da ogni pesce, grande o piccolo che sia: l’amo[1].
L’inganno era astuto, diceva papà, il brillio argentato attirerebbe la curiosità di qualunque essere dotato di pinna, ( e probabilmente, si vociferava nel laghetto, anche i mammiferi non restavano certo indifferenti alla lucentezza ) e appena ti avvicini ecco che tutte le tue papille si risvegliano all’odore di qualche vermicello succulento. Qui al lago se ne trovano pochi di vermetti di quel genere, sono considerati proprio una rarità…altro che quelle uova di storione che i mammiferi tanto decantano e che chiamano, con superbia peraltro ingiustificata, “caviale”!
Ad ogni modo il messaggio che ogni bravo papà pesce rosso doveva trasmettere a suoi piccolini era, tanto per dimostrare come tutte le razze si assomiglino un poco, di diffidare dall’apparenza, di rimanere sempre vigili, soprattutto davanti ad un baffo simpatico o all’argento luccicante.

Tutti questi insegnamenti Trotsky li aveva capiti e se li ricordava molto bene…
Solo che continuava a domandarsi a cosa sarebbero potuti servigli ora; ora che non era più in un lago, ora che non c’erano carpe o ami, ora che le uniche presenze che riusciva a scorgere oltre la superficie dell’acqua erano i “mammiferi”, signori e signore che si avvicinavano, allungavano un dito per sfiorare l’acqua e se ne andavano. Nessuno sembrava minaccioso, nessuno tentava di prenderlo, forse nessuno lo aveva ancora visto! Talmente tanta, infatti, era la sua paura, che appena percepiva l’avvicinamento di qualcuno, Trotsky si faceva sottile sottile e si appiccicava alla parete. Qualche istante di “apnea” e poi… tutto tornava sempre come prima. Insomma, si poteva sostenere con discreta sicurezza che questi umani, per qualche strano motivo, sembravano non volergli fare del male.
Come diceva suo papà, però,  “la prudenza non è mai troppa, soprattutto con chi non ha le pinne!”.
Certo un piccolo inconveniente in questo posto c’era, va riconosciuto: niente alghe, né pesciolini minuscoli; con la manutenzione che fanno l’ossigeno non manca mai, ma probabilmente si sono dimenticati il cibo!!! !!! !!! Trotsky era lì ormai da qualche giorno e per ora si arrangiava, ma certo cominciava a domandarsi cosa avrebbe fatto se nessuno gli fosse venuto in soccorso.

                                      ... ... ... ... ... ... ... ... ...continua



[1] L’autore, in questo preciso momento, deve confessare l’irrefrenabile desiderio di comunicare al lettore una sua curiosità personale, probabilmente poco fondata: come mai l’amo, lo strumento attraverso cui i pesci vengono ingannati e pescati, si chiama proprio così. Deve considerarsi una casualità sfortunata la corrispondenza di questo termine con la prima persona singolare presente del verbo “amare”? Oppure esiste un significato più profondo? Rifuggendo, in questa sede, la tentazione ( per la verità poco allettante!) di gettarsi in una ricerca etimologica di qualche rilevanza, si preferisce ora rimanere nel dubbio, sicuramente romantico, di un significato antico e di un’origine lontana.
[ Se a qualcuno fosse tornata alla mente quella corrispondenza di matrice psicoanalitica tra Eros e Tanatos beh allora … …  … ma tutto questo cosa c’entrerebbe poi con i pesci??? Mah! ]

sabato 31 dicembre 2011

2011

A quanto pare è finito un altro anno e, ripensandoci, quante cose porterà via con sé…



Abbiamo quasi dimenticato la catastrofe di Fukushima con pochi mesi e un referendum dagli esiti inaspettati; e poi i terremoti, le alluvioni, la bella Italia che sgocciola via, con il suo fango e le sue illusioni.



Stavamo affogando nell’oblio di una crisi economica della proporzioni mondiali, quasi quasi avremmo volentieri dimenticato anche quella (non volevamo proprio crederci): ma per fortuna è arrivato lo spread.

La più bella partita dell’anno? Finanza- Politica 1-0 (partita secca, senza bisogno di supplementari, rigori, senza polemiche arbitrali). Premio rivelazione dell’anno.



Abbiamo conosciuto finalmente i poteri forti che guiderebbero il mondo; e abbiamo allungato la lista di chi di potere non ne ha proprio.



L’Africa finalmente si è fatta sentire, una ventata di primavera e d’azione che ci ha regalato, certo, un po’ di speranza ma anche tanti morti.

Dicono sia il prezzo della libertà. Dicono che questa sia la libertà.

Siamo stati talmente presi dal Mediterraneo turbato poco sotto di noi, che abbiamo finito per dimenticarci il corno d’Africa e la carestia che lo ha messo in ginocchio.

Ma non era già in ginocchio?



Tenere troppe cose a mente non è certo da paese civile.



Il mondo, dopo quest’anno, avrà alcuni tiranni in meno (per lo meno tra quelli celebri e universalmente riconosciuti): Bin Laden e Gheddafi, tra funerali concessi e foto negate. Passa un brivido a pensare come, dopo un’intera vita passata nel sangue e nella ribalta mondiale, tutto si concluda in pochi minuti; tutto, al più, si dimentica in pochi mesi.

Meglio si normalizza e non è più un caso, non crea più un caso.



Una notizia dura poco, la prima pagina è un lusso veloce e passeggero.



In Italia, poi, quest’anno abbiamo capito anche un’altra cosa: la sottile differenza tra lo sfruttamento della prostituzione e la solidarietà nei confronti delle più povere. Ma tutto questo è questione squisitamente etica, quasi frivola per la sua inconsistenza.



Niente a che fare con la finanza, con il mercato azionario, con le grandi banche.



Ci siamo commossi, ed  è questa la nostra risorsa, ci siamo riconosciuti tutti in un ragazzo che muore di corsa, in un sogno che finisce alla svelta. Ci siamo riconosciuti di nuovo in una dignità che ci stavano insegnando a non avere. D’improvviso eravamo tutti là, tutti insieme. Nessuna polemica. Nessun regionalismo.



Abbiamo pianto il padre del futuro che ci ha lasciato; la commozione nell’i-phone. Lo abbiamo pianto per il suo genio; ma sopratutto perché quando il futuro diviene passato, il cambiamento è necessario. E fa paura. Una piccola resistenza.



Ci siamo stretti davanti al tricolore, a pensare che di anni ne sono passati 150. Un momento di intimità e di onestà, prima di ritornare a rivendicare la secessione a colpi di formaggio stagionato.

Evidentemente, in 150 anni non si è trovato argomento migliore.



E’ stato, inoltre, l’ennesimo anno all’insegna del delitto perfetto: che poi sorge il dubbio che anche se tanto perfetto non è, l’unica scocciatura certa sono gli anni di processo da affrontare.



Abbiamo abusato quest’anno della fiducia, ma solo della versione parlamentare e politicizzata di essa. Ma ora è iniziata un’altra storia. Certo tutta da dimostrare.



Lo chiudiamo con il problema delle pensioni quest’ anno, croce e delizia di ogni programma politico; lo chiudiamo nell’austerità economica, ma anche nell’eleganza formale. Lo chiudiamo, infondo, come si chiudono tutti gli anni, un po’ confusi tra ciò che è stato e ciò che sarà.

Tra la speranza e la paura, l’aspettativa e la delusione.





Buon anno,

Magnolia