"La gente a tutto è disposta a rinunciare, fuorchè ai propri errori."

(Indro Montanelli)







venerdì 20 aprile 2012

6. PINNA D'INGRANDIMENTO

Mentre scandisce le lettere come fossero note di una melodia favolosa, il nostro eroe nuota con eleganza, formando dei piccoli cerchietti sulla superficie dell’acqua quasi ad accompagnare, con il suo incedere concentrico, una musica che risuona, però, solo nella sua testolina.  
“ Condividere…è dividere qualcosa con qualcun’ altro…Però - mentre dice così, con guizzo repentino della pinna sale fino in superficie e sembra fissare un punto oltre le spalle del bambino -  perché avreste inventato questa parola così bella quando già si poteva dire in un altro modo?!?            O forse no?!          Beh insomma…
Io divido il mio lago, il mio spazio con tanti pesci; divido il mio pranzo, i vermetti che ci sono nel lago, con tutti gli altri inquilini; tu dividi un panino con il compagno di banco; i signori che si festeggiano oggi probabilmente avranno diviso una birra con gli amici, una fetta di torta con la mamma; tanti mammiferi avranno diviso la benzina della macchina per andare al mare le domeniche d’estate ( e poi magari saranno andati sugli scogli ad importunare la tranquillità dei poveri granchietti che vivono lì… figurarsi che i mammiferi non inizino a rendersi molesti!!! Soprattutto con tutto quel sole: si sa che il caldo finisce sempre per rendervi un po’ pazzerelli…Non avete mica sempre la testa bagnata voi!? Il vostro cervello rischia di friggere quando è troppo caldo!!![1]).
Quello che voglio dire, però, è che tutto o quasi si può dividere, e mille volte ti sarai trovato anche tu, piccolino come sei, a dividere, anche solo la realtà, con un altro. Poco fa, invece, tu hai detto che quando due si vogliono bene, condividono…e allora ho pensato che fosse qualcosa di diverso. O sbaglio?
Penso infatti che, nel caso in cui due mammiferi decidano di sposarsi, la vera questione non è tanto nella decisione di dividere il mutuo della casa, le bollette, i turni per andare a prendere il piccoletto in piscina ( tutte queste conoscenze sono il frutto di anni di “ attività di spionaggio a pelo d’acqua” nel mio laghetto!!!)… quando ti sposi, sempre se ho ben intuito quello che dicevi, la decisione che si prende è quella di condividere la vita. Certo pure gli impegni e i doveri fanno parte della vita! Però mi sa che si vive pure quando non hai niente da fare, si vive pure quando stai facendo colazione la mattina e non sei affatto di buon umore…la vita molto spesso è lì, tra gli aneddoti da raccontare!
…..e poi sai qual è, secondo me, il momento in cui vivi di più? Quando la sera vai a letto (o sul fondo del laghetto), poggi la testa sul cuscino (o su una comoda alga) e sei stanco e arrabbiato, perché la giornata non è andata proprio come avresti voluto. In quel momento chiudi gli occhi e, così, chiudi pure tutto il mondo che ti ha deluso fuori. Quel momento è un momento della tua vita! E allora, quando decidi di condividere la vita con qualcuno, stai decidendo di condividere proprio quel momento, decidi di parlare e confrontarti anche quando non vorresti, decidi di sperare in una parola di consolazione, in una coccola anche se non sempre arriverà. Decidi, allora, anche di accettare delle piccole delusioni, di prenderti l’impegno di sopportare, anche quando la testa sul cuscino la vorrebbe affondare l’altro! Insomma, ci potrebbero essere infiniti momenti come questi da raccontare, però credo che tutto si possa riassumere dicendo che se decidi di condividere, decidi di non chiudere fuori dalla porta tutto il mondo…decidi che quel qualcuno possa restare, anche e soprattutto quando lì dentro non c’è più nessuno.
Il piccolo Andrea rimane senza parole, letteralmente sbigottito davanti al bel discorso che, non si sa come, era riuscito a pronunciare il suo nuovo amico. Nella sua testa ancora girano vorticosamente tutte quelle riflessioni e i suoi occhietti, non riuscendo a liberarsi dalla dittatura dei suoi pensieri, rimangono fissi, solleticati unicamente dai tenui riflessi dell’acqua. Quella stessa acqua che sta sta accogliendo e proteggendo quel piccolo pesciolino che ha capito tutto.
Sono bastati pochi secondi ad Andrea per sapere di non poter comprendere fino infondo quello che Trotsky aveva detto; subito, infatti, mentre ascoltava con sgomento il suo amico, era riaffiorata quella sensazione di disagio sulla pelle. La prova sempre quando parla con la mamma o con il papà delle “cose da grandi”.
“Gli adulti – inizia così a parlare fissando ancora l’acqua, senza però ricercare lo sguardo del pesciolino - non capiscono proprio quanto sia difficile per noi bambini starli a sentire quando parlano delle “cose da grandi”. Che poi ti avvertono subito…ti mettono su una sedia, ti dico di star fermo e non giocare, perché ora bisogna parlare di cose SERIE ( i grandi iniziano sempre dicendo che devono parlarti di cose serie [!!!???!!!], con quella faccia da catastrofe imminente unita all’ aplomb  da educatore da riformatorio). Quando, e solo quando, ti sei mostrato abbastanza serio e anche un po’ triste, allora iniziano con il discorso del giorno al quale, però, tu devi assistere in rigoroso silenzio, facendo cenno con la testa, se possibile, di tanto in tanto. Il silenzio della vittima, in quei momenti, non è solo richiesto dai genitori, ma anche fortemente consigliato. Avete mai provato, infatti, ad interrompere quel flusso di noia ed incomprensione???
Beh, vi auguro di no! Perché se lo avete fatto, saprete bene che questo rappresenta per la mamma o il papà un sintomo di scarso interesse o, ancora meglio, il segno manifesto della volontà di eludere il punto della discussione ( che è peggio!!! )…E se poi, continuate nella vostra intenzione, dicendo che non avete ben capito e vorreste delle spiegazioni, beh allora siete in un grosso pasticcio!!! Dopo la prima domanda che ti lasciano fare, convinti di poter risolvere il dubbio in un paio di minuti, iniziano ad innervosirsi, si guardano tra di loro e poi, eccoli passare alla fase 2 – i discorsi da grandi!!!! 
Perché se parli con mamma e papà, o con qualsiasi altro “grande”, prima proverà a spiegarti un qualsiasi problema in maniera incomprensibile, usando esempi che non c’entrano niente, parlando di amichetti immaginari e gesticolando decisamente troppo; poi, quando le tue domande si faranno più insistenti, ( che poi tutto il discorso probabilmente non ti interessava dall’inizio, ma ora ne fai un problema vero, visto che era tanto importante che lo capissi!!!) eccoli che si raddrizzano la schiena, si aggiustano il maglioncino e poi, quasi balbettando, ti guardano con improvviso affetto:
“ Capisco le tue domande amore mio ed è bello che tu ti ponga già tutti questi problemi! Sei molto intelligente e mamma è fiera di te! Però tu sei ancora piccolino e questi argomenti non vanno ancora bene per te, diciamo che sono “da grandi”, e quando sarai più grande magari ne riparliamo[2]… Per ora, però, ciò che è importante che tu capisca è che……… …………. ………”
Ed ecco che in un attimo ricomincia con quel noiosissimo discorso, che tra l’altro decide di riprendere dall’inizio e, a questo punto, senza alcuna possibilità di interruzione!!! [ DRAMMATICO!!! ]”
Seguono alcuni minuti di silenzio nei quali Andrea continua a fissare un punto non identificato sulla superficie dell’acqua, mentre il piccolo Trotsky muove lento la sua pinna, sembra pensoso e guarda con occhi dispiaciuti il suo amico.
Andrea ha capito, in un solo istante, che il pesciolino con cui ha condiviso tanti pensieri e tanti dubbi quella mattina, in realtà, si sta rivelando molto saggio; quel piccoletto sta facendo quei ragionamenti che solo i grandi (mammiferi o non) possono fare. E lui invece? Beh, lui ha provato la sensazione di sempre…quando ti sembra di capire ciò che ti dicono, anzi sei sicuro di aver capito bene, ma poi è come se quelle parole, quei discorsi fossero tanto leggeri da non riuscire proprio a tenerli in testa…volano subito via. Per un attimo, però, le sensazioni le hai sentite e le hai pure capite!!! E quelle sensazioni ti rimangono sulla pelle, anche se sei piccolino e non sai cosa sarà la vita. Questo i grandi non lo sanno e spesso non se lo immaginano neppure. Non capiscono mai, loro, che anche se alcuni argomenti sembrano lontani da noi, li ascoltiamo, ( anche quando vengono bisbigliati mentre guardiamo i cartoni animati!) e la sensazione che proviamo, spesso, è la stessa sensazione che ci trasmettono loro quando ci raccontano quello che vogliono farci capire. Magari non capiamo la politica o l’economia, il conflitto d’interessi o la speculazione finanziaria, ma certo sentiamo quando il papà e la mamma sono preoccupati per questo…lo sentiamo forte anche se loro pensano di nascondercelo!
Andrea, però, sa che con il suo amico oggi non è andata proprio così…non ha provato lo stesso disagio davanti ai suoi discorsi, non ha provato lo stesso senso di esclusione, di inadeguatezza. Questa volta, invece, ha sentito una vera condivisione di pensieri… proprio come raccontavano poco fa, quello che capita quando ascolti ed impari, quando decidi di stare accanto a qualcuno, a prescindere dal suo umore, dai problemi, e, a volte, anche da quello che dice e che non vorremmo sentire. Ora guarda il suo amico acquatico e prova soddisfazione per il solo fatto di essergli amico! Sta diventando un pesce adulto, è lontano da casa e dalla sua famiglia… starà provando tanta paura! Ma sta anche sperimentando la fiducia, la speranza, la condivisione. Ora si che è un pesce pronto per la grandezza del mare!!!
Tutti questi pensieri, tutta la calda intimità di quel momento, il tepore di un’amicizia sincera che stava nascendo vengono, però, bruscamente interrotti: in un attimo una luce accecante invade quel piccolo laghetto, spaventando Trotsky e costringendolo a nascondersi sul fondo, con la pinna ben attaccata al marmo freddo. Trema il piccoletto, perché ancora una volta non sa e non riesce neppure ad immaginare cosa sta succedendo; trema, però, anche perché infondo sa che è arrivato il momento di salutare il suo nuovo amico, quest’ultima briciola di casa, quest’ultima coccola.
Andrea, invece, riemerge dai suoi pensieri in tutta fretta, incrocia gli occhi spaventati del pesciolino con aria rassicurante e volge il viso verso quella luce, che lo illumina in un istante e scintilla tra i suoi capelli rossicci. Bastano pochi secondi affinché una folla agitata invada quel piccolo angolo di serenità. Ed è subito un via vai di cappellini, stole, tacchi e cravatte. I colori, arroganti e vispi, occupano tutta l’aria intorno, tanto da far impallidire il rosso brillante del pesciolino spaventato. E poi il profumo…tanto piacevole quanto invadente!
Se finora nessuno si è accorto di me, non se ne accorgeranno certo ora… tutti presi come sono dalla festa che sta per iniziare! – pensa Trotsky cercando di tranquillizzarsi, ma rimanendo fermo fermo sul fondo della piscinetta: è immobile, la pinna paralizzata in modo da non creare neanche il minimo movimento nell’acqua. Servono solo pochi istanti, però, per veder apparire le prime dita “mammifere” sulla superficie brillante: una carezza distratta, quel tanto che basta per bagnarsi appena, e poi scomparire…
Mannaggia! – pensa il pesce - mi sono dimenticato di domandare al mio amico perché fanno questo!!! Anche a casa dei nonni mammiferi si farà così??? -----------------------------------------------------------------------------
Ora stai tranquillo Trotsky, vedrai che non succederà niente! Hai la fortuna sfacciata di assistere ad una grande festa, pure senza essere stato invitato!!! In ogni caso, poi…qualsiasi cosa succeda…beh si, ora hai un amico e puoi star sicuro che lui non permetterà a nessuno di farti del male!!! ---------------------------
------------- Speriamo comunque non ci siano dei pescatori tra gli invitati!!!!
“Andrea, amore cosa stai facendo qui? E’ un bel po’ che ti cerco! Dai vieni con mamma e andiamo a sederci che sta per iniziare, il papà è fuori con lo sposo ma tra un po’ ci raggiunge!!!Allora sei pronto per le fedi? Ti ricordi tutto quello che devi fare? Vieni qui che ti aggiusto il papillon…è tutto storto!!! Quanto sei bello tesoro, sembri proprio un ometto!”
E così iniziò quella giornata; una giornata di festa per tutti…per chi aveva deciso di darsi delle risposte, di farsi delle promesse, ma anche per chi, come i nostri piccoli amici, aveva solamente tentato di porsi delle domande. Quel giorno fu un giorno davvero magico, uno di quelli in cui può capitare proprio di tutto, persino che un pesciolino di lago finisca per spiegarti un pezzettino di vita! Per tutta la durata della cerimonia, però, Andrea non smise di rimanere assorto nei suoi pensieri; la mamma lo guardava dall’alto dei suoi tacchi a spillo con un po’ di perplessità, perché si sa che quando dici ad un bambino di stare zitto e buono, devi aspettarti che prima o poi la noia esploda…ma questa volta no, stava seduto lì, accanto a lei, piccolo piccolo nelle sue spallucce, ma così serio e pensieroso.
Andrea pensava al suo amico, alla paura che aveva letto nei suoi occhietti, alle mille spiegazioni date affinché capisse cosa stesse succedendo…chissà se si sta godendo la festa? E poi non ha avuto neppure il tempo di salutarlo come si deve…
Sullo sfondo dei suoi pensieri, però, la cerimonia andò avanti, il paggetto fece il suo dovere, [suscitando grande tenerezza tra tutti gli astanti – che poi è da ritenersi il principale ruolo dei paggetti in una cerimonia!] e gli sposi non smentirono le aspettative; seguirono balli, canti, risate a non finire e…la torta, la grande protagonista!

E poi, promessa di ogni favola che si rispetti, una vita di gioia ed amore!!!
[AVVISO AL LETTORE: si si, proprio a te!!! Nonostante l’apparente fase di stallo, l’autore ti invita a fare un ultimo sforzo e andare oltre ( nella vita come nella storia )…dai! Non è mica finita qui!!!]







Un’amicizia, infatti, è sempre un’amicizia e non potevamo certo lasciarvi con il dubbio che a volte le strade si separano, le cose cambiano ( gli impegni, la routine, lo stress, la crisi economica [ che c’entra sempre!!!]) o che Andrea e Trostsky avessero interrotto così la loro conoscenza?! E poi quante perplessità sul precariato che avrebbe attanagliato un pesce rosso in un’ acquasantiera! I sacerdoti, a volte, potrebbero dimenticare il sentimento della carità quando si tratta di un pesce, nella casa di Dio per giunta…per non parlare, poi, delle perpetue!!!  Beh, comunque, bando ai convenevoli: vi basti sapere che Andrea pensò molto al suo amico e al suo futuro e così, dopo tante peripezie e tante occasioni sfumate,[3] … … …
“ Mpah Mpah … … … che immensità tutta qui, ora, davanti ai miei occhi! Che freschezza!!! Non avrei mai pensato che il mondo fosse così grande…anche per un piccoletto come me!!! Ora si che tocca a me, ora posso conoscere e costruire anche la mia libertà!



Un MARE di saluti da Trotsky e Andrea.









[1] Da qui probabilmente la spiegazione dell’inveterata tradizione per cui i pesci non portano mai il cappello; durante gli anni ’90 infatti, a seguito del boom economico, dell’amore per il lusso, dell’alta moda, in particolar modo a Milano si diffuse la convinzione secondo la quale, perfino il mondo acquatico rispondesse ai canoni dettati dalla moda. Ci si immaginarono pescioline atteggiarsi a top model, pinne ricoperte di strass e bikini squamati. Fu solo, però, con l’inizio del nuovo millennio che alcuni etologi di fama internazionale resero pubblici i loro dossier, fino a quel momento rimasti segreti, e la verità colpì tutti nel suo splendore: i pesci, così come tutti gli altri animali acquatici e terrestri, se ne infischiano altamente di tutto ciò che noi riteniamo fondamentale ed imprescindibile, come la politica, l’arte, la letteratura e la moda. 
[2] L’autore ci tiene in questa sede a sottolineare la sensibilità dimostrata dalla mamma del nostro Andrea in questa situazione; molto spesso, infatti, questo tipo di discussioni si concludono non già con la promessa di un seppur futuro approfondimento del tema, quanto con la celeberrima asserzione genitoriale “un giorno, quando sarai più grande, capirai…”.
Nota a Libera Fruizione di ogni Piccoletto: nel caso in cui la figura genitoriale di riferimento (mamma/papà, con possibilità di delega a nonno/nonna) propone questo tipo di risposta, avete tutto il diritto di arrabbiarvi e sottolineare come non sia sufficientemente chiarito né il momento in cui queste competenze verranno acquisite, né se la comprensione del tema implichi necessariamente l’accordo con le posizioni sostenute dai genitori. Alcuni esempi: Mamma, a che età si diventa abbastanza grandi per capire questo? E poi lo capirò da solo oppure dovrò ripensarci e ricordarmi di oggi? Ma dici che quando sarò grande capirò che devo fare quello che dici tu o potrò pensarla diversamente?
[3] E’ doveroso qui ricordare che il nostro eroe acquatico, forte dell’appoggio emotivo ed economico del piccolo Andrea, ha subito il fascino del dorato mondo dello spettacolo: numerosi, perciò, sono i casting ai quali ha preso parte, senza, però, riuscire ad ottenere il successo tanto agognato. Da curriculum possiamo, tuttavia, ricordare le partecipazioni, con ruoli marginali o di comparsa in “Nemo”, “La sirenetta” ( nell’edizione restaurata ), “Ponyo e la scogliera”. Sfumata, invece, la partecipazione a “Shark tales” a causa di un dissidio maturato sul set con uno degli squali protagonisti.

venerdì 6 aprile 2012

VENERDI' SANTO

Morire in tutte le lingue del mondo.
Morire in ogni modo e in ogni tempo.

Morire anche se non l’abbiamo ancora accettato.
Soccombere nostro malgrado.

Ma infondo è pur tuttavia vero sopra ogni cosa che di morte ce ne intendiamo; e la conosciamo sopratutto perché l’abbiamo utilizzata, praticata, inflitta.
Noi, gli ancora vivi quante persone abbiamo già ucciso?

Quale giorno migliore per pensarci…
Perché la gente non ce la fa, non ha i soldi sufficienti, non ha la forza d’animo, semplicemente non è dell’umore per vivere ancora. Perché la gente lo sa, lo sa che ormai non basta più.

Non siamo più sufficienti per il mondo; il mondo non è più sufficientemente umano per noi. Non siamo abbastanza: sempre la solita storia.

Perché se la depressione è il male del secolo, il malcontento diffuso ne è il maggiore interlocutore. La convinzione ormai radicata che le cose non possano andar meglio, che non c’è niente da migliorare e che, anche se ci fosse, mancherebbero comunque gli strumenti per farlo.

PARALIZZATI DALLA TESTA IN SU.
Forse dal cuore.

Si può parlare di morte anche senza parlare di guerra, di assassinii o del male nella sua versione “ufficiale”. Il male di contrabbando produce ogni giorno sofferenza “in nero”; un surplus di evasione che paghi comunque a caro prezzo.

Perché si paga sempre il proprio conto, anche sopravvivendo in mezzo a questa morte quotidiana.

Soprattutto. Asfissia.

Allora rifletti, pensi, ti penti.
Espii per quel che puoi, per quel che senti.

Quale giorno migliore…

5. PINNA D'INGRANDIMENTO

A me è capitato sai? Non di sposarmi certo, sono ancora piccolino io e poi ho in progetto di rimanere sempre con mamma e papà! Però, credo di poterti confessare che anche io ogni tanto ho paura (diciamo pure sempre) …del buio! E’ inutile! Ho provato, sai, a stare tranquillo…ho provato a non pensare e a fare finta di niente quando la sera la mamma, dopo avermi rimboccato le coperte e dato un bacione sulla fronte, si allontana tranquilla e,  prima di socchiudere la porta, allunga la mano verso l’interruttore della luce…In quel momento trattengo sempre il respiro e sento le mie guance scaldarsi improvvisamente; a nulla, però, servono i miei sguardi supplichevoli. La mamma spegne perentoria la luce ripetendo ogni volta che DEVO imparare. Certo mi ha regalato una piccola “apetta” luminosa da tenere sul comodino così che, se mi sveglio durante la notte, non mi spavento troppo!!! L’ape è un piccolo insetto, è vero, però è molto aggressivo e riesce a scacciare tutti i mostri delle tenebre! (E poi, penso che i mostri vivono al buio proprio perché sono codardi…se li vedessimo alla luce diventerebbero piccoli piccoli; come per le ombre che allungano le cose, così il buio rende feroci anche i piccoli mostriciattoli!) Il vero problema, però, è quando non riesco proprio ad addormentarmi e davanti ai miei occhi cominciano ad apparire, comunque, un sacco di ombre nere, strane, minacciose: allora chiudo gli occhi e li tengo stretti stretti, perché se non li vedi i mostri, alla fine finisci per dimenticarteli e non esistono più -------------------------------------     
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Mamma mia, ho paura perfino adesso, solo a pensarci!!![1]
Beh comunque, tornando alla fiducia, in quei momenti io metto la mia paura nelle mani della mamma, nelle sue labbra che si muovono calme per dirmi che andrà tutto bene, che se avessi bisogno lei ci sarà, che i mostri non esistono: in quell’ esatto momento, mentre ripenso ai suoi occhi, mi convinco di quello che dice, mi tranquillizzo totalmente. Poi, anche se la porta ormai è socchiusa e magari lei già sta dormendo, ripenso a lei, subito chiudo gli occhi e mi ripeto le sue parole…perché la mamma non mi lascerebbe mai in mano ad un mostro! E’impossibile!”
Il pesciolino segue con attenzione i racconti del suo amico, muovendo con alternanza la pinna di qua e di là, quasi per creare un accompagnamento per quella bella storia. Il suo occhio però rimaneva un po’ perplesso…a tratti vitreo direi.
[ Nota dell’autore: sarebbe davvero scorretto in questo momento definire lo sguardo del nostro protagonista utilizzando le poco eleganti espressioni “occhio da pesce lesso”, “occhio da triglia” o addirittura “occhio/volto da baccalà”; il nostro racconto si propone infatti una narrazione equa e rispettosa nei confronti delle varie razze, che siano pesci o meno. Questo tipo di espressioni, inoltre, potrebbero alimentare polemiche e dissidi, per altro già in atto, tra gli abitanti di alcuni laghi situati in zone liminari e secessioniste. L’autore prende, perciò, esplicitamente le distanze da questo tipo di polemiche e scoraggia l’accostamento di questo episodio con altri di ben maggiore rilevanza politica e sociale.]
“ MPAH, MPAH…Paura del buio? Beh posso ben capirlo! Sai, nel mio laghetto non c’era mai completamente buio perché non era abbastanza profondo per avere degli abissi dove il sole non riesca a penetrare; la notte, poi, essendo una zona popolata da molti mammiferi come te, avevano messo delle luci, come delle  stelline tenute in alto da tronchi lisci e scuri, che illuminavano tutto intorno. Però se provo ad immaginarmelo questo buio, come lo descrivi tu, mi sa che fa davvero tanta paura!
Comunque, mentre guardavo i tuoi occhi che mi raccontavano la fiducia, mi è venuta in mente un’immagine: sembra una cosa così bella e grande! E’ come se un giorno, nel mio laghetto vedessi dei vermetti splendenti, gustosi pendere dalla superficie dell’acqua… (come ti ho già raccontato il mio papà mi ha istruito perché non cedessi mai a questo tipo di tentazioni) Però, se al di là di quei vermetti non ci fosse un amo brillante ed appuntito, ma un dischetto liscio e senza spigoli, come un piattino per nutrire i pesci di passaggio? Beh questo per me sarebbe l’esempio più grande della fiducia che dai e che, per una volta, non viene tradita!!!

Mi rimane però, devo confessartelo, un dubbio: voi mammiferi, voi che avete inventato tante cose, voi che vi vantate di essere così tanto più intelligenti ed evoluti di tutti gli altri animali, beh voi avete ancora così tanta paura da dovervi stringere forte ad un vostro simile per stare un po’ più tranquilli?! Anche noi pesci abbiamo tanta paura sai? Ti ho detto quanti pericoli ed insidie mettono a repentaglio tutti i giorni la nostra tranquillità?!?! Eppure non abbiamo mai pensato di legarci due a due per stare più tranquilli…Anche perché, come hai detto tu prima, in due non sempre la paura passa, a volte rimane e non se ne va!  ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Certo devo ammettere che almeno così state sempre in compagnia! Sicuramente non vi sentirete mai soli! FORSE   ----------------------------------------  Però, se ci penso un po’ meglio, devo ammettere che questa cosa del matrimonio non è poi tanto male: se anche i pesci si sposassssssssero (OOps! Scusa tanto per la “S” sibilante da pesce di acqua dolce!), beh allora, almeno ora io non sarei tutto solo, in una chiesa (ovvero nel posto dove, sempre se ho capito bene, voi mammiferi pensate e toccate la vostra debolezza…figuriamoci la mia!!!) , senza neanche l’ombra di una pinna familiare! Senza offesa eh, tu ti stai rivelando un vero amico, ma sai la familiarità della pinna, quella mi manca parecchio!
Comunque, ci deve essere dell’altro sotto! Ci devono essere altri motivi che hanno spinto degli spavaldi come voi, mammiferi “superiori” ( come dite voi!?) ad aver inventato il matrimonio…
Mentre il piccolo Trotsky insiste con le sue riflessioni e con i suoi dubbi, tutto intorno cominciano a sentirsi dei rumori sempre più frequenti: un vociare continuo e concitato accompagna ormai da qualche minuto le riflessioni del pesce, sfociando, di tanto in tanto, in alcuni urletti subito soffocati dal timore reverenziale dovuto alla particolare solennità richiesta dalla “location” della nostra storia.
Se potesse sporgersi oltre il confine trasparente dell’acqua, il nostro amico avrebbe potuto vedere quel luogo diventare in un attimo più leggero, meno serio ma allo stesso tempo ancora più sacro. Vedrebbe il legno scuro delle panche, tutte uguali nella loro fredda geometria, animarsi d’improvviso con il lilla acceso e delicato dei mazzetti poggiati lì con garbo. Sentirebbe il rumore del via vai di passi divenire improvvisamente più cupo e silenzioso, mentre si srotola il pesante tappeto rosso lungo la navata principale. Coglierebbe persino lo sguardo sereno e rilassato del sacerdote, chiamato oggi a ricoprire un ruolo così piacevole.
Infine, ma per questo non sarebbe neppure necessario sporgersi e vedere, sentirebbe una dolce melodia risuonare a tratti, poi seguire un po’ di silenzio, qualche nota solitaria ed ecco ricominciare tutto da capo. Quelle note, così leggere si sarebbero propagate di lì a poco anche nell’acqua del suo stagnetto improvvisato e, creando delle impercettibili vibrazioni, avrebbero colpito con delicatezza il corpicino del pesce, come delle composte, ma calorose carezze.
Non aveva capito ancora niente il piccolo Trotsky, non aveva capito come fosse arrivato sin lì, non aveva capito che cos’era un matrimonio e perché lo facessero, non aveva capito neppure quanto fosse lontana casa sua, il suo laghetto; a volte però una sensazione può arrivare prima di tutto, colpire il tuo cuore, la tua pelle e fulminea comunicarti qualcosa che ancora non sai o che non vuoi riconoscere.
Trotsky infatti sente, non senza una lieve malinconia, che la sua casa, la sua infanzia sono ormai lontane, così come sente che quella cerimonia nasconde di più rispetto alla pedante e proverbiale burocrazia umana[2]; soprattutto, poi, Trotsky sente quelle dolci vibrazioni, quella luce tenue ma calda e persino quelle insistenti voci “mammifere”, sente tutto questo e si lascia coccolare da una sensazione di pace e di serenità. Tutte le sue preoccupazioni, le sue paure per un attimo scompaiono: ma non come scompaiono i pensieri dalla mente di chi non ha memoria, anzi rimangono in un cantuccio e, per un attimo, anche lui può permettersi il lusso di non volerle vedere, perché ci sarà tanto tempo per preoccuparsi, ora ci si può coccolare, anche unicamente per un solo istante!
Questa festa sta già diventando anche un po’ la sua.
“Sai cosa stavo pensando piccolino? Pensavo che hai proprio ragione. Si, quando dici che, a volte, in due non si risolvono i problemi, non  si scacciano le paure…beh, mi hai fatto venire in mente una frase che un giorno ha detto lo zio, mentre parlava con papà a tavola. Quel giorno, avevamo invitato gli zii a pranzo, era una domenica e la mamma aveva fatto le sue deliziose lasagne! Era bastato, però, passare dalla prima portata all’arrosto di carne (…o forse eravamo già all’insalata?!Boh…) ed ecco che papà e zio hanno iniziato, come al solito, a parlare di politica: quello che non và, quello che si dovrebbe fare, le tasse che sono sempre troppe, i ricchi sempre troppo pochi, ecc. ecc. ecc. Sai Trotsky, non mi vorrei proprio dilungare su questi argomenti, sono così noiosi!!!
[ E poi devo confessarti che non capisco proprio il perché, pur passando gli anni, papà e zio continuino imperterriti a parlare sempre delle stesse cose….e soprattutto allo stesso modo!!! Potrei raccontarti qui, ora, ogni singola battuta dell’uno e dell’altro! Eh! l’Italia va proprio male…Sarà colpa del governo precedente… La crisi la pagano solo i poveri cittadini…Speculano sul petrolio….Voi vi lamentate ma se foste al governo fareste le stesse cose…siamo un popolo di codardi…[3] Man mano che queste osservazioni si susseguono, poi, il tono delle loro voci diventa sempre più alto e puntualmente la mamma, quando la situazione diventa un po’ noiosa per tutti, corre a prendere il dolce, sperando di riconciliare gli animi con un po’ di zucchero. ]
Dopo il caffè,  ad ogni modo, i due hanno ricominciato a parlare di non so cosa (io stavo guardando i cartoni alla tv con il mio cuginetto!)…so solo che ad un certo punto ho sentito lo zio dire che mandare avanti una famiglia è la cosa più difficile che c’è, che ci sono sempre tanti problemi da risolvere e che una persona da sola non avrebbe certo tutte queste grane e queste preoccupazioni.
Quella frase, non so bene il perché, mi è sempre rimasta in testa: il papà e la mamma mi avevano sempre detto che era bello avere una famiglia, che ci si aiutava a vicenda e non si stava mai soli! Ma allora perché lo zio diceva questo? Forse la sua famiglia era diversa dalla mia? Forse lui aveva tanti problemi e non sapeva come risolverli? Non so bene cosa volesse dire, anche perché quel giorno, a dirla tutta, mi sono anche un po’ spaventato e non ho più voluto chiedere nulla né a mamma né a papà. Ora che ci ripenso, però, forse zio voleva dire proprio quello che dici tu: anche se insieme i problemi sono più facili da affrontare perché ci si aiuta, è anche vero che, forse, ci sono più problemi da risolvere! Come a scuola: con i compagni puoi giocare, puoi fare gli scherzi agli altri e ridere insieme, puoi anche chiedere ad un amico di coprirti se non hai fatto i compiti, ma quando poi la maestra si arrabbia perché si fa troppa confusione, anche se tu stai zitto zitto, ti devi beccare pure tu un lungo sermone, le urla e, magari, pure una nota. E poi, prova un po’ a spiegare alla mamma che tu, stavolta, non c’entravi davvero niente!!!
E’ vero, quando stai insieme agli altri, comunque, sai che ci potranno essere dei problemi, delle complicazioni, degli impicci che non potrai evitare. A volte è proprio una scocciatura! Però, se dovessi scegliere…mi sa che preferisco rischiare ogni tanto, ma stare a scuola con i miei compagni. Ci pensi che noia restare tutto il tempo da soli??? Ops! Scusami, mi sa che sono stato poco delicato nei tuoi confronti, povero pesciolino! -------------------------------------
Però hai capito quello che volevo dire no? Quando sono con i  miei amici mi diverto tanto, loro mi insegnano tanti giochi che non so, mi raccontano le barzellette e, ogni tanto, mi confidano anche che sono un po’ preoccupati. A me piace tanto starli a sentire perché quello che dicono non è mai proprio uguale a quello che direi io, né a come lo direi io. Mi dà l’impressione che c’è sempre qualcosa di nuovo…che ogni volta mi lasciano un pezzetto piccolo piccolo di loro, così che io posso tenerlo e farlo diventare un pezzettino anche di me, così “condividiamo” noi stessi no? Pure quando sono tristi e mi raccontano tanti problemi, penso sempre che io quei problemi non ce li ho e, se nessuno me li raccontasse o mi ci facesse pensare, allora non li conoscerei proprio e non me li immaginerei neanche. Certo, non è che voglio pensare ai problemi e alle cose tristi di solito! Però magari, quando sono grande,  se ce li ho pure io, o magari conosco qualcuno che ce li ha io so già come sono e, quindi, mi fanno meno paura! Diciamo che sono un po’ meno problemi di quello che erano prima. Come ti diceva il tuo papà: se conosci qualcosa, allora non ne hai paura, no? ( Diciamo che ne hai meno paura…meglio!!!)
Insomma, sì, non rinuncerei mai a stare senza i miei amici, neanche se così non avessi più problemi, punizioni dalla mamma o note dalla maestra! ----------------------------    -----------------------
Tu che ne pensi Trotsky? Hai capito un po’ di più di questo benedetto stare insieme??? ”
“ … … …                     …………………….
…. ….. ….. …………..Oh scusami, stavo pensando a quello che dicevi! Comunque credo che, piano piano, sto capendo un po’ meglio la vostra stranezza “mammifera”. E poi, hai proprio ragione, stare da soli è davvero triste! Certo non è che vorrei sposssssssarmi ( come dite voi!), però devo ammettere che se non fossi arrivato tu, per fare quattro chiacchiere, non so se ce l’avrei fatta a continuare a sguazzare silenzioso in quest’acqua trasparente!!! La solitudine è proprio una brutta sensazione…che poi quando ti si attacca addosso sembra che non se ne và più! Un po’ come la mucillaggine per noi acquatici!
Poi pensavo: tu hai usato una parola un po’ strana … condividere! E’ un po’ strana almeno per me che sono un pesce! Però, pensavo, ha un gran bel suono sai?! CON…DIVIDERE…CON…DIVIDERE……. Senti che bella!!!”



[1]  “Paura” = prov. Pavors, paors; franc. Peur; ant. Paour; cat. Pavor………. ….. …… Psss Psss, si dico a voi, a voi che state leggendo! Avete visto quante parole nuove ed antiche per esprimere la paura?! Incredibile eh! Beh, non è certo intenzione dell’autore, né dei nostri eroi inoltrarsi in un’ improvvisata analisi a carattere antropologico e sociale. Certo, urge qui mettere appena in evidenza che, qualora qualcuno lo chiedesse loro, probabilmente noterebbero come ci potrebbe essere una corrispondenza tra un così ampio spiegamento di termini, e la necessità evidente di comunicare un sentimento così imperituro e trasversale. Insomma, forse la paura è sempre stata un’emozione forte e molto presente negli esseri umani!!! Che ne dite?
Questo, certo, verrebbe detto solo se qualcuno lo chiedesse loro…

[2] Urge qui specificare che il pesce suddetto, nonostante abbia trascorso l’intera sua esistenza in un stagno cittadino, pur tuttavia fonti certe testimoniano come comunque abbia avuto l’opportunità di venire a conoscenza della ormai nota “sindrome da compilazione modulo”, caratteristica dei mammiferi superiori e cristallizzata ormai nei secoli. Per un’ulteriore approfondimento del tema si veda “Il mammifero superiore: vizi e virtù dal pescatore al passante” in  “Il manuale del pesce contemporaneo”, L’Orca Editore, Genova 1997 (Nuova edizione aggiornata, 2007).
[3] Per coloro che sentissero nascere l’ingiustificato bisogno di approfondire la retorica da “Pranzo domenicale con parenti” ( da distinguersi con grande cautela dalle altre opzioni “pranzo infrasettimanale”/ “pranzo di lavoro”/ “pranzo in trasferta” o addirittura “cena”) potrà vedersi ampliamente soddisfatto nella consultazione di “Proverbi italici. Dalla sapienza popolare al qualunquismo più squallido” , Edizioni Verdi, Predappio 2008
“Era meglio quando era peggio, infatti una volta c’erano, ora non ci son più le mezze stagioni! E allora la gatta frettolosa fa i figli ciechi, mentre quella che va al lardo ci lascia lo zampino. Il lupo perde il pelo (ma non il vizio!), e la gallina, quella giovane, canta perché ha fatto l’uovo: è meglio quello oggi che lei domani! Quella vecchia invece fa buon brodo…e poi non c’è più. Il gallo, poi, quello è un solitario, perché se sono troppi a cantare non si fa giorno. Il cavallo, dopo tutto, continua a campare, se l’erba cresce, e il cane? Ah quello morde sempre lo straccione, chissà il perché! Ma se abbaia non morde di sicuro…almeno spero. I pesci, invece, quelli li prendi facilmente, a patto che non dormi! Ma siamo in Aprile e, si sa…Aprile dolce dormire…e allora sì che pure i pesci sono difficili da prendere. Ma d’altra parte, finché c’è vita c’è speranza, chi non comincia non finisce, chi non risica non rosica…e poi aiutati che Dio t’aiuta.

Ma…c’è il cielo a pecorelle!!! Vado a prendere l’ombrello.”

venerdì 30 marzo 2012

E LO CHIAMANO WELFARE

Come ogni giorno, come ogni mattina aprire il giornale, accendere la tv e confrontarsi con il mondo. Entrare in contatto con il fuori che sempre ti riserva novità belle o brutte, semplicemente notizie.

Tu sei quella in un piccolo rettangolo chiuso, in un pacchetto, come la televisione per chi la guarda.
Fuori il tutto, l’inaspettato per definizione.

E questa è la teoria.

In pratica oggi apri il giornale e scopri che un altro uomo ha tentato di uccidersi, si è incendiato.
Come è successo? Quattro mesi dopo l’ultimo stipendio.

Secondo anche nella notizia. Perché già il giorno precedente, un suo “collega” aveva proposto la stessa soluzione per sé: aveva lasciato i saluti, le scuse ed era uscito con la tanica piena, verso la commissione tributaria.
Tassato da morire.

Fa sconcerto l’abitudine, per uno strano gioco di parole.
Fa sconcerto il fatto che non ce lo crei più.

Senza retorica, senza polemica.
Non c’è ora da adottare un’invettiva da sindacalista, né un argomento di partito.

Allora richiudo il giornale, silenzio.

Quando la cronaca si mescola con la politica il potenziale è alto, il rischio sempre amaro.


venerdì 16 marzo 2012

CORRENDO A CASA

Stazione di Borgo San Antonio h. 06:29
Una mattina come le altre, come tutte le altre: il freddo di un inverno che non vuole finire e costringe tutti ad un tremolio assonnato, un sole che pallidamente fa capolino e concede la speranza di una bella giornata, finalmente una bella giornata. E’ passato solo qualche giorno da quando la neve lentamente si è sciolta, liberando prima gli alberi ed i tetti e poi le strade; i monti invece rimangono ancora abbelliti ed illuminati da quella soffice coltre. Con la neve, però, non se n’è ancora andata quell’aria gelida che tiene in scacco l’intera regione ormai da molti mesi: ai fiocchi subito si è sostituita la pioggia, una pioggia torrenziale e violenta, di quelle che battono forte sui vetri, che non puoi dimenticare neppure in casa, a letto. Questa mattina, perciò, l’aria intorno è fredda ed umida, le strade sono tutte bagnate e brillano al sole, svelando quella lieve pellicola di gelo che le ricopre. Ma stamattina sembra proprio che il sole ce la farà, si farà largo tra quella coltre di nuvole spesse e grigiastre e troneggerà nel cielo regalando a tutti un po’ di luce e di buonumore.

Così pensa Ezio, il giornalaio della piccola stazione: lui è sempre uno dei primi ad arrivare. “I pendolari passano un terzo della loro vita in treno, ci pensate? C’era scritto così ieri sul giornale cittadino. Quella povera gente è costretta ad un continuo partire e tornare senza sosta, mangiano panini, dormono seduti, deve essere un incubo! Per questo credo che sia un dovere lasciar loro almeno il piacere di avere il loro giornale preferito da sfogliare!” Ezio, vuole esprimere questo suo pensiero a tutti coloro che passano per la sua edicola, magari di sfuggita, magari in partenza e spesso riprende il discorso anche nei momenti di pausa nel piccolo bar accanto. Di solito lo si può trovare lì verso le dieci del mattino, con un croissant in mano e in attesa del solito cappuccino, corto ma con molta schiuma. Ester, la signora che gestisce il bar, pazientemente soddisfa tutte le esigenze del giornalaio, ma anche quelle degli autisti, dei signori del paese e, soprattutto, dei viaggiatori. Quel piccolo bar è la grande soddisfazione della sua vita: venuta in Italia dall’Ungheria ormai una decina di anni fa, Ester si era barcamenata tra lavori di pulizie ed assistenza anziani; quella possibilità le era apparsa un’ottima idea, una soluzione ai suoi problemi, un modo per mandare più soldi alla sua famiglia lontana. Il lavoro è molto faticoso ma qui, in questa piccola stazione, aveva trovato una piccola famiglia.

E’ incredibile infatti come proprio la stazione, il posto più popolato di un piccolo centro come quello, fosse in realtà un rassicurante luogo dove la regolarità e la routine regnano sovrane. Per le persone che lavorano lì, infatti, il tempo è scandito dalla voce che annuncia l’arrivo dell’ennesimo treno; nessun ritardo inoltre può scuotere quelli che, in ogni caso, non devono partire. I pendolari poi sono come dei fantasmi che ti sfiorano e poi se ne vanno: in fondo loro non vogliono essere visti, perché quella non è ancora la meta della loro giornata. Per loro il passaggio in stazione ed il viaggio in treno è come per qualsiasi altro il tempo che intercorre tra la sveglia e l’entrata a lavoro, una lunga attesa dell’inizio definitivo. Quelli che arrivano, invece, sono talmente rari che non riesci ad abituarti, possono arrivare in ogni momento, con lo sguardo perso e confuso. Loro almeno ti guardano, e lo fanno con un’aria spaventata e supplichevole mentre ti chiedono come arrivare in paese, già consci di quanto si siano allontanati dal caos rassicurante della grande città. Tutte queste figure, in ogni caso, non hanno nulla a che fare con questo luogo, credono di possederlo perché è fatto per loro, per la transizione; in effetti è stato costruito ed ideato affinché possano passarvi, giorno dopo giorno, decine di persone dirette altrove. Magari anche quegli ambienti così ampi e quei muri vuoti e pallidi servono proprio a rendere al passante ancora più invisibile quel passaggio. Questo posto deve esistere ma non deve essere visto, osservato; non deve avere attrattive ma solo fornire delle agevolazioni che permettano a chi passa di non notare nulla. L’essenza stessa qui sta nell’andare altrove; ciò che si desidera è guardare oltre quel che c’è, e che non può in nessun modo scomparire. In realtà però sia Ester sia Ezio lo sanno bene, che quel posto può essere visto e vissuto, perché è di chi resta, non di chi parte o torna, solo loro possono realmente vedere oltre la fruizione, solo loro possono scorgervi una casa.



“Il treno numero 9765 in arrivo da Milano e diretto a Roma è in arrivo al binario 2.          
Allontanarsi dalla linea gialla”




domenica 19 febbraio 2012

LOST IN TRASLATION

Ivan Ilijc, Pozdnicev, Casanova e alcuni personaggi di Svevo: che cosa hanno in comune?
Banalmente, sono i personaggi, meglio le persone, con le quali mi sono imbattuta nelle ultime settimane. Di loro mi hanno colpito le vicende del tutto personali, le preoccupazioni e le paure.
Li ho scelti nell’intento di saltare da una vita all’altra, da un periodo all’altro, da un mondo all’altro.

Li ho scelti per sentire delle storie, per leggere degli affreschi veloci ma intensi, per ricordare a me stessa come bastino, infondo, poche righe per descrivere una vita intera.
Ma infondo (e lo dico in totale confidenza), li ho scelti per nutrire il mio ego: quale potere, quale ricchezza può darti la convinzione di poter comprendere, in qualche modo, di poter partecipare anche solo per un breve istante della vita di persone così lontane. Ti appassioni, entri nelle loro menti, nelle loro vite, senti di capirli fino infondo e poi salti su un’altra vita, in un’epoca lontana.
Non siamo personaggi di un libro, o almeno non ci sentiamo tali; non ne abbiamo l’intensità. A noi, poveri lettori è concesso solo il vantaggio della soggettività. Giacomo Casanova, con il suo fascino e le sue peripezie, non avrebbe certo letto Tolstoij né compreso i turbamenti di Svevo (almeno così mi piace pensare!). Quella Trieste non ha niente da condividere con la Venezia della dissolutezza felice. E la Russia è lontana, troppo lontana.

Che piacere immergersi, succhiare nelle loro vite, sentirsene parte e poi, in un attimo fuggire via, lontano in ogni modo.

Ma siamo esseri razionali, schiavi di una modernità ormai acquisita, con il vizio dell’induzione.

E allora non basta. Ci si ferma, ci si distanzia (la giusta distanza da ogni cosa).
Ecco dunque spuntare un’idea, proprio laddove non te la immaginavi e (lo confesso) dove non la volevi di certo trovare. Perché se è difficile sentirsi unici come persone reali e relative, almeno che rimangano unici i personaggi, i nomi che hanno dato ad una penna un senso più alto.

Invece no. Invece, mi ritrovo a pensare (ma forse è semplicemente un vizio della mia mente) a quanto tutti questi personaggi abbiano in comune. Sono uomini veri, epici e deboli allo stesso modo. Tormentati, di un tormento che potrebbe sentire ciascuno di noi. Uomini [ e forse non è un caso siano tutti uomini, forse sì] segnati dall’incapacità di gestire la complessità della loro anima, il loro sentire che irrompe forte negli schemi della vita, della quotidianità, della società. Ivan che ha votato la sua vita alla mondanità, ai piaceri sociali, al perbenismo pensando fosse la sua vera natura, e poi muore parchè incapace di accettare il suo fallimento; muore nel momento in cui deve guardare in faccia l’inganno di cui si è sempre nutrito. Non ha retto il gioco che lui stesso aveva costruito con tanta dedizione.
Pozdnicev, invece, è un uomo logorato dal sentimento della gelosia, dall’idea che fosse tradito un modello di vita al quale si era votato, ancora una volta un castello di carte che va in pezzi. E poi il vecchio di Svevo con la sua giovane passione che brucia troppo e poi si spegne. Combattuto tra la possibilità di godere di ciò che la vita ci offre pagandone il prezzo, e la volontà di innalzarsi moralmente e preparare la sua anima all’altrove che l’aspetta. Anche lui, infondo, alla ricerca della “giusta” distanza dalla vita.

Infondo tutti alla ricerca di un senso. Tutti persi tra ciò che dovrebbero o vorrebbero essere e ciò che non riescono a rappresentare, a rappresentarsi. Perché spesso la vita sembra essere proprio una questione di rappresentazione, si mette in scena una storia, la storia che si crede di voler o poter vivere. Le contingenze ci sono, ma vanno ricondotte al copione. (Magari un canovaccio)
Allora mi viene in mente Pirandello, “Così è se vi pare”, “Ciascuno a suo modo”: la relatività dell’essere, dell’esistere, del credere.

Perché infondo lo sappiamo bene. Nel profondo ciascuno conosce le regole della vita. (Forse le consuetudini dell’esistenza.) Possiamo accettare, strizzando il naso, di essere relativi, scarsamente epici, di vivere una vita che non sarà mai quella che ci raccontiamo nella mente. Noi che, tutto sommato, assomigliamo ben poco a chi crediamo di essere. Ma ancora più difficile è accettare la relatività, la costitutiva parzialità di ciò che crediamo, dei precetti morali, delle leggi civili, dell’altrove che vogliamo a tutti i costi spiegare.

L’idea prevalente, come un odore acre in un pomeriggio d’agosto, è di perdita. Qualcosa ci sfugge, qualcosa si perde esattamente nel momento in cui il pensiero diviene parola…e poi ancora quando la parola viene ascoltata e compresa da qualcun altro. E il linguaggio è solo la forma più chiara in questo senso; la comunicazione tutta, piuttosto, è vittima di questo distacco. Così uno sguardo, un sorriso, un’emozione. Tutto sfugge e si perde in quello spazio vuoto che introduce la rappresentazione.

Quante riflessioni, quanti studi…
Ma il sospetto è che rimanga irriducibilmente inaccettabile.



4. PINNA D'INGRANDIMENTO

                                               ... ... ...     ... ....
Comunque qui siamo in una chiesa…per questo parlavo di Dio! Qui ci veniamo per pregare, ossia per parlare con Dio, che è come un grande papà…il papà di tutti! E allora come il sabato vado a trovare i nonni, così la domenica veniamo qui a trovare quest’altro papà…
L’unica differenza è che quando vado dai nonni, che sono anziani, bisogna sempre chiedere loro come stanno e loro cominciano a parlare di tutti i loro acciacchi e, poi, ti danno un bacione e ti raccomandano di divertirti, almeno tu che sei così giovane! Qui invece, da quello che ho capito, più che chiedere a Dio come sta lui, si comincia a raccontargli come stiamo noi, quello che non va, quello che vorremmo, quello che abbiamo sbagliato…Si, credo che più o meno sia così!!!

Se devo essere ancora più preciso -infatti vedo che il tuo musetto sta diventando sempre più scuro e perplesso!-  qui ci troviamo all’entrata della chiesa e tu sei…nell’acqua Santa!  ------------------------------------------------------------------
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Lo so , lo so…ti starai sicuramente innervosendo e domandando cosa sarà mai ora pure l’acqua santa!? Comunque direi che per te che sei pesce sia sufficiente sapere che sei in acqua…che poi evidentemente non è diversa dall’acqua del lago!!!
[Nota Bene (per Andrea): ricordarsi di domandare alla mamma, in maniera vaga e senza farle sospettare nulla, la differenza tra l’acqua Santa e l’acqua del rubinetto…cosa renderebbe la prima santa e la seconda buona solo per lavare i piatti, perché a berla “sa di tubo”?]

Tornando a noi Trotsky…allora hai capito qualcosa? Sono riuscito a toglierti qualche dubbio? Almeno ti fidi un pochettino di più di me???”

“ Beh…( temporeggia il pesciolino strofinandosi con la pinna sotto la bocca, come se si dovesse pulire dalla cioccolata!) diciamo che almeno ora so dove sono, in una…chieeeeeesa, nella casa di questo grande signore; ho capito, inoltre, che questo signore non è un mammifero, insomma è diverso da voi, come da me… sarà di un’altra razza no? E speriamo che non utilizzi anche lui gli ami!!! Poi, credo di aver capito che di te, piccolo mammifero Andrea, mi posso fidare! Certo i pesci rossi come me sono mooooolto diffidenti ed è mooooolto difficile, come ti ho già detto, tentare di ingannarli…tuttavia, dopo un’attenta analisi, direi che possiamo anche essere amici no? Anche perché io sono qui già da qualche giorno e, se devo essere sincero, mi sto davvero annoiando, tutto il tempo da solo! Avrei proprio bisogno di qualcuno, mammifero o meno, con cui scambiare quattro parole e con cui chiarire qualche curiosità.
Un dubbio, però, rimane: come sono arrivato fino a qui? Tu ne sai qualcosa? E come mai non ci sono i miei genitori? Chi mi ha preso e perché?”

“Ah beh, ti ringrazio molto per la fiducia che mi stai dando e sono onorato di essere tuo amico! Ti prometto, dal momento che la tua razza è mooooolto diffidente, che non tradirò mai la tua fiducia e non farò nulla che possa mettere in pericolo la tua vita e, dunque, la nostra amicizia. Guarda, se potessi, ti stringerei la mano per sancire il nostro patto (I grandi lo fanno sempre quando vogliono farsi vedere convinti di qualcosa…Papà dice che è un gesto con il quale si prende un impegno…anche se mi sa che non tutti sanno bene cosa significa, perchè ho visto alcuni grandi che promettono, si stringono la mano, fanno dei grandi sorrisi sicuri e, poi, non rispettano mica quello che dicono…saranno indecisi?!)  ----------------------------------------------------------------------------------------------
Ora, però, purtroppo devo darti una delusione: non so proprio come tu sia arrivato sin qui. Io non abito qui e solo adesso mi sono accorto di te!
Al massimo posso tentare di fare qualche ipotesi…magari sei stato pescato da qualche papà che voleva regalarti a suo figlio, poi magari la mamma si è arrabbiata perché non voleva un pesce in casa ( non ti offendere, ma le mamme arricciano sempre il naso quando si parla di animali in casa, soprattutto se si parla della loro casa!!!) e allora…non sapendo dove metterti hanno pensato di lasciarti in chiesa! Infondo è un posto sicuro! Non volevano che tu fossi in pericolo! Pensa che tanti anni fa ci lasciavano anche i bambini davanti alle chiese; i bambini come me, solo ancora più piccolini, appena nati. Se la mamma era povera e il papà non c’era, si portava il bambino in chiesa, lo si affidava a Dio, o al parroco, così era al sicuro…magari hanno pensato di fare lo stesso anche con te. E infatti ora sei al sicuro…hai anche trovato un amico come me!!!”



“Mah…non saprei…non mi ricordo proprio di aver conosciuto nessun bambino! E poi, se fossi stato “pescato”, me ne sarei sicuramente accorto!
Comunque ritornando alla mia curiosità, forse tu potresti chiarirmi un altro dubbio, visto che mi sembra tu conosca un sacco di cose più di me!
E’ da stamattina, da quando il sole è cominciato a filtrare da quel grande portone che c’è un via vai continuo di persone e poi, l’atmosfera è proprio strana…tu mica sapresti dirmi cosa sta succedendo? Il signore che abita qui (lo so perché lo vedo tutti i giorni passare avanti e indietro!)

[a proposito, mica sarà lui quel grande signore che tutti venite a trovare…?!]

Beh quel signore, stamattina si è svegliato prestissimo, l’ho sentito fare un sacco di giri e poi si è cambiato d’abito ed ora è elegantissimo!!! Poi sono arrivati tanti altri mammiferi (ooops: persone!): chi strofinava a terra, chi portava un sacco di fiori, e chi, invece, montava come dei “piccoli soli” in giro per al chiesa…mah, non ho mica capito un granché!?”

“Ohi calmo, calmo…una domanda alla volta…altrimenti anche io inizio a confondermi, sono sempre un bambino sai?!
Allora il signore che abita qui non è quel signore che tutti veniamo a trovare…cioè, veniamo a trovare pure lui…anche perché in realtà è lui che ci accoglie, che parla e ci racconta la storia dell’altro signore, del grande papà ----- ----- ----- ---- ---------------------------------------------------------------------------------------
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Insomma, direi che quel signore che hai visto tu è il parroco, diciamo un custode della chiesa e della storia dell’altro signore, di Dio.
In realtà, infatti, credo di non averti ancora spiegato che Dio… … …. non si vede, c’è ma non c’è. Come dicevi prima tu, è di un’altra razza; ci sono i pesci come te, i mammiferi come me, gli uccelli come il canarino della mia vicina di casa e…poi c’è Dio, che non si vede perché abita in cielo, perché non è come noi che abbiamo la pelle, le ossa, il sangue…lui non è così…e allora non lo possiamo vedere…ma c’è, e lui ci vede, ci ascolta e ci protegge.
Mamma mia con tutte queste domande mi stai confondendo, mi vengono mille dubbi e, alla fine, non so neppure io quello che dico!
Piuttosto ti ho chiarito un po’ le idee?”

“ Mpah Mpah annuisce il pesciolino aprendo e chiudendo la bocca.

“Bene…molto bene! Allora ora posso iniziare a raccontarti di oggi! Oggi è un giorno bellissimo sai? Un giorno di festa, come quando non vai a scuola ma non stai neanche male…magari hai una visita ma poi torni a casa a giocare; oppure come quando c’è lo sciopero perché le cose vanno male, le maestre si lamentano e noi rimaniamo a casa a dormire! [ che poi ti senti pure un po’ in colpa, perché se le cose vanno male dovresti essere triste pure tu no? Anche se magari hai sentito un gran parlare ma non hai mica capito nulla! ] Comunque…un giorno bello come quelli, anzi forse di più!
Oggi, infatti, si sposano Angelamaria e Paolo, due nostri cari amici anzi, per l’esattezza, due amici di mamma e papà. Anche io però ho un ruolo molto importante (hai visto come sono elegante…sembro grande! Ho lo stesso vestito di Paolo, solo un po’ più piccolino!!!); comunque, quando il parroco avrà chiesto agli sposi se vogliono davvero stare insieme, proprio in quel momento la mamma mi farà un cenno ( ha detto che più che altro mi lancerà solo uno sguardo, perché sennò si accorgono tutti e non è bello! Io perciò dovrò stare tanto attento…pensa se mi distraggo e tutti mi stanno ad aspettare!?! Che figuraccia che farei!!!)… … …Va bè, comunque, dove ero arrivato?
Ah ecco, proprio in quel momento io devo andare vicino al prete, (senza correre e senza ridere!!!), con in mano un cuscinetto un po’ lucido con sopra legati due anelli, che poi gli sposi dovranno infilare e non togliersi mai più! Hai capito che momento incredibile!

(Che poi, ci pensi come può essere portare un anello tutta la vita?! Anche perché io vedo che la mamma il suo anello se lo toglie spesso, quando lava i piatti, quando cucina, quando fa la doccia… …mi sa che l’importante, allora, sia che poi se lo rimette sempre, non se lo dimentica mai! Come quando ho l’appuntamento dal dentista, magari passa un mese ma lei se lo ricorda sempre!!! Quante volte ho sperato che se lo dimenticasse…uff…poi però finisce sempre che, proprio quando mi sono dimenticato io di doverci andare, ecco che durante la cena la mamma mi guarda e mi dice con quella faccia mezza seria e mezza sorridente “Andrea, ti ricordi che domani abbiamo un impegno, vero? Il dentista ti aspetta!” Che strazio!)

[ Psss Psss: questo è evidentemente un altro di quei dubbi (assolutamente leciti e comprensibili) che è meglio non far sapere alla mamma e al papà! Hai capito, tu che stai leggendo??? ] 

“Ah ecco…sposarsi eh!? Scusami piccolo amico per l’insistenza…e poi sicuramente ti starò annoiando parecchio, solo che, ancora una volta, non ho ben capito ciò di cui stai parlando…Anzi no, in realtà una cosa l’ho capita: oggi è un giorno di festa e qui state per fare dei bei festeggiamenti. I tuoi occhi, infatti, sono talmente lucidi e brillanti che assomigliano alla superficie del mio laghetto nei giorni assssssssolati di primavera; non c’è nulla di più bello e felice di quel luccichio e, quindi, tutto ciò che gli somiglia non può che essere qualcosa di altrettanto bello e sereno!!!
Se i nostri occhi ( quelli dei pesci come me intendo ) sono sempre gli stessi…diciamo pure che siamo degli animali mooooooolto introversi e non vogliamo dimostrare ciò che proviamo [ti ricordi la proverbiaaaaale diffidenza della mia razza no!?], beh gli occhi dei mammiferi invece non mentono mai…basta solo guardarli bene, con un po’ di calma e di silenzio. -------------------------------------------

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Anche questo me lo ha insegnato papà: quando i mammiferi come te si affacciavano nel mio specchio d’acqua era sempre una situazione pericolosa, non potevamo mai sapere che cosa volessero o se volessero farci del male; io all’inizio ero tanto spaventato e, appena scorgevo un’ombra a pelo d’acqua, scappavo di corsa sul fondo del laghetto, confondendomi tra le alghe. Poi, un giorno il mio papà mi prese per la pinna e, con sguardo severo, mi disse che non dovevo aver paura, “La paura è di chi non conosce, di chi non sa…solo la conoscenza può sconfiggere la paura, non il coraggio, non la forza!” E allora mi ha spiegato che dagli occhi, dai vostri occhi si può capire bene cosa pensate e cosa volete…Così negli anni sono diventato persino amico di uno “zampa-lesta” che, lungi dal voler fare di me il suo pranzo, era solo in cerca di indicazioni per ritrovare la sua gattina smarrita! Allo stesso modo, oggi ho incontrato te e, dopo qualche istante di innata paura, ti ho guardato negli occhi e ho capito…Di tanti sentimenti, la fiducia è probabilmente il più difficile da provare, non trovi?”
“E’ davvero incredibile amico mio…tu sei un pesce, hai sempre vissuto in un laghetto e già hai capito così tanto di noi umani! I grandi perdono ore ed ore a discutere, scrivono libri, fanno addirittura conferenze sui sentimenti umani e poi?! E poi arriva un pescetto che da solo [per l’esattezza con la gentile collaborazione dell’educazione genitoriale- ovvero i sermoni di mamma e papà] già ha potuto comprendere così tanto! Sei proprio un pesce saggio e, se tuo papà potesse vederti, sono sicuro che sarebbe molto fiero di te e di tutto quello che hai imparato.
E poi, pensandoci bene, tu stavi parlando di fiducia vero? Beh allora non mi sarà certo difficile farti capire cosa sia un matrimonio!!![1]
La fiducia, infatti, come dicono sempre papà e mamma, è la base fondamentale di qualsiasi rapporto, di amicizia o d’ amore. Quando vuoi bene a qualcuno ti ci affidi, diciamo che metti te stesso, quello che pensi e anche i tuoi sentimenti un po’ nelle sue mani; per farti un esempio, tu vuoi molto bene al tuo papà e, infatti, quando lui ti ha detto di non fuggire sotto le alghe, anche se tu avevi tanta paura, ti sei fidato e sei rimasto…hai messo la tua paura nelle sue mani, perché sapevi che l’avrebbe sconfitta lui per te. Ecco, così avviene anche nei matrimoni, solo che se il papà e la mamma sono sempre stati con te, quando ti sposi decidi, invece, di affidarti a qualcuno che prima non c’era e che poi hai RI-conosciuto ed è diventato sempre più importante. Decidi di fidarti perché così non avrai più paura, o magari ne avrai ancora, ma insieme a qualcun altro e, allora, la paura sembrerà tanto più fragile!
                                                                                                ... ... ...    ... ....



[1] Piccola Postilla di carattere linguistico destinata alla libera fruizione da parte di ogni pesce: “Fiducia” = lat. Fidùcia da Fidère –credenza e speranza in persona, o anche nel buon successo di checchessia, fondate su segni e argomenti certi o molto probabili. Si usa anche per credito o stima. “Matrimonio” = lat. Matrimònium comp. di Matèr madre, genitrice e suffisso –Mònium che trovasi anche in Patri-mònium, merci-mònium ed accenna ad agente ed azione -1. dicesi matrimonio  la cerimonia, il rito in cui un uomo e una donna dichiarano di voler essere marito e moglie  2. unione legittima dell'uomo e della donna per creare una famiglia e perpetuare la specie  (… … … Ma allora ci si sposa per essere in 2 o in 3/4/5….???Mah! )